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20 maggio 2013

Evans-Nibali non si prendono in Giro: "Sarà durissima"

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Lo sguardo pensieroso di Cadel Evans nel secondo giorno di riposo del Giro

I due principali pretendenti al successo finale si studiano in vista della 16esima tappa. Lo Squalo dello Stretto è sereno ma ammette: "C'è una settimana difficile fra me e il trionfo". L'australiano: "Vincenzo è forte, ma ci proverò"

Il potere non lo logora, né lo esalta. La fatica finora non lo ha segnato. Vincenzo Nibali, alla vigilia dell'inizio dell'ultima settimana del Giro d'Italia, è sereno, tranquillo. Dalla sua ha la consapevolezza dei forti, la sicurezza di chi si sente più di mezza corsa rosa in tasca. Nibali non ha timori, né teme improvvise debacle. "Se dovessi vincere il Giro, però, mi regalo un soggiorno a casa", promette. "Per adesso penso solo a finire nel miglior modo possibile, in seguito mi piacerebbe arrivare un buone condizioni al Mondiale di Firenze.

La strada, però, è ancora lunga - spiega - nell'ultima settimana ci sono salite importanti, come nella tappa della Val Martello di venerdì, o la cronoscalata Mori-Polsa del giorno prima. E che dire dell'arrivo sulle Cime di Lavaredo, dopo avere attraversato il Costalunga, il San Pellegrino e il Giau? Ho fatto le Tre Cime nel 2007, quando Di Luca vinse il Giro e posso garantire che gli ultimi 3 km sono molto duri. Alla fine la fatica si farà sentire. Bisogna stare attenti, cercare di difendersi, cogliendo magari l'occasione per guadagnare qualcosa. C'è una settimana difficile fra me e il trionfo".

"Grande rispetto per Cadel" - Gli avversari non sono più quelli di Napoli: fuori Wiggins ed Hesjedal, "quello più vicino in classifica è Evans, un uomo molto importante, bisogna stare attenti a lui", conferma Nibali. "Ha una grande esperienza: ha vinto il Mondiale, il Tour, è un grande lottatore. Scarponi? C'è anche lui, sebbene nelle ultime giornate abbia pagato un po'. Sul Galibier era fra i primi. Io lo tengo sempre in considerazione".

"Stiamo davvero facendo bene" - La cronoscalata Mori-Polsa, senza Wiggins, ha un altro sapore. "Le crono sono sempre difficili da interpretare - ammette il capitano della kazaka Astana -. Ma il nostro team, fino a questo momento, ha lavorato bene: siamo in ritiro da mesi, ormai ho perso il conto, abbiamo cercato di creare una squadra solo per il Giro e stiamo facendo bene". "Se c'è l'occasione di vincere una tappa ci penso, ma non divento matto se non vinco", ci tiene a sottolineare lo Squalo dello Stretto, che rischia di aggiudicarsi il Giro senza acuti, come Alberto Contador nel 2008.

"Sto molto bene quest'anno" - Nibali non teme di vincere un Giro "amputato", a causa del maltempo, con l'annullamento del Sestriere e il taglio della cima del Galibier. "Il Sestriere non si poteva fare, soprattutto per i pericoli in discesa, domenica comunque abbiamo fatto tanta fatica, arrivare in cima al Galibier era impossibile. Comunque, in ogni tappa è sempre accaduto qualcosa, e abbiamo preso tanta acqua. Alla fine la corsa diventa sempre dura. Bettini ai Mondiali ci diceva: 'se vai piano ti fa male il culo, se vai forte ti fanno male le gambe. Il livello dei corridori di classifica è sempre stato ottimo". La forza di Nibali si manifesta in strada e anche a parole. "In altre occasioni mi sono sentito così - ammette il messinese - anche al Tour dell'anno scorso stavo bene, prima dell'infortunio". 

Evans: ma io non mi sento battuto
- A sei tappe dalla fine, Cadel Evans non si sente ancora battuto. La resa non è nel Dna dell'australiano che, alla vigilia dell'ultima settimana non ha ancora alzato bandiera bianca. Né smesso di pedalare controcorrente - come ama fare - animato dalla speranza di un'impresa disperata quanto si vuole, ma che ritiene ancora possibile. "Io ancora ci spero - le sue parole, in conferenza stampa - ma sarà difficile con un Nibali che va così' forte. Sabato non sono riuscito a dare il massimo, perché non stavo benissimo, domenica ho gareggiato in modo 'conservativo', per risparmiare energie, visto che le ultime tappe non saranno facili".

"Attaccare sarà complicato" - Cadel Evans, insomma, non alza bandiera bianca. Non promette battaglia, l'australiano campione del mondo su strada nel 2009 a Mendrisio (Svizzera) e vincitore del Tour 2011, ma nemmeno molla i pedali. Spera che accada qualcosa e magari, in cuor suo, pensa a un attacco. Già, ma dove? In che modo metterlo a segno? "Sicuramente sarà complicato - osserva il capitano della Bmc -: Nibali sta andando molto forte e possiede una squadra che lo sorregge in qualsiasi momento della corsa".

"Può sempre accadere di tutto..." - Però c'è la terza settimana, "durante la quale - fa notare l'australiano, che in questo momento occupa il secondo posto della classifica generale, a 1'26" dal messinese - può accadere di tutto". "Perché - aggiunge - si entra in un'altra dimensione della fatica. So benissimo che Vincenzo ha accumulato una certa esperienza nel corso della sua carriera, pertanto non sarà facile aspettarsi crolli, nè attaccarlo. Vedremo, proveremo, se non proviamo non conosceremo mai le sue condizioni. Nella terza settimana si può sempre scrivere un'altra storia".

"Quant'è diverso dal Tour" - Evans ha vinto il Tour, ma al Giro ha sofferto e si è spremuto. "Non mi piace fare paragoni - sottolinea - ma il Giro è una corsa molto diversa da quella francese, che è più regolare, con strade più grandi, una media più sostenuta. Nel Giro spesso c'è brutto tempo, il vento, le strade strette; è una corsa diversa e devo dire che la prima settimanaè stata più adatta a uno come me, o Nibali, che non a Wiggins. Se ho delle chance nella cronoscalata di giovedi'? Beh, se vado piano come a Bardonecchia, tutto diventa più difficile per me".

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