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17 luglio 2014

Sagan, il campione meno banale che non la spunta al Tour

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Peter Sagan è stato battuto per l'ennesima volta al Tour, questa volta dal norvegese Kristoff (Getty)

Ci sono volute 12 tappe per vederne una banale. Schema classico con fuga che viene ripresa nel finale, volata senza troppi velocisti, un'occasione su misura per lo slovacco che invece si è trasformata nell'ennesima delusione

di Francesco Pierantozzi

Ci sono volute 12 tappe per vederne una banale. Non piatta ma nemmeno troppo montagnosa, calda, molto calda, senza grossi colpi di scena. Incredibile! Schema classico con fuga che viene ripresa nel finale, volata senza troppi velocisti di professione, con Kittel staccato e Greipel caduto: occasione su misura per Sagan.

Forse qui si esce dalla banalità di un successo scontato dello slovacco. Sagan non riesce più a vincere, ancora piazzato, secondo, dietro al norvegese Kristoff, il primo della Sanremo. Ma cosa succede? Stavolta non ci sono colpe: Sagan non ha fatto lavorare la squadra sfinendola, Sagan non ha esagerato, quasi la bicicletta gli scappasse via da sola, andando all’attacco o meglio, trovandosi all’attacco.

Tutto giusto. Kristoff è stato solamente più bravo: volata lunga, di forza, con la regia del solito Paolini, il compagno barbuto. Attenzione a non trasformare i continui piazzamenti nelle più negative “mancate vittorie”. Potrebbe diventare un problema. Quasi una sindrome non facile da curare, da togliergli il naturale piacere di salire in sella. Il Tour è più grande dei corridori ma ha bisogno di Peter Sagan, del suo sorriso, della sua leggerezza nell’interpretare uno dei mestieri più duri. Sagan, il più personaggio, il campione meno banale.

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