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27 luglio 2014

Lo Squalo morde il Tour: Nibali campione anticonformista

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Vincenzo Nibali, vincitore e protagonista assoluto del Tour de France

Il trionfo nella Grande Boucle rende Vincenzo un fuoriclasse senza vezzi e punti deboli. Un modello "normale", abile nel crescere corsa dopo corsa fino alla leggenda. L'orgoglio italiano e lo sport azzurro trovano conforto nel giallo della sua maglia

di Francesco Pierantozzi

Il marchio del campione è nella maglia gialla. Adesso Nibali è un  fuoriclasse, non più un buonissimo corridore. Un campione anticonformista perché non ha tatuaggi che escono da ogni poro, orecchini, piercing, auto alla Balotelli, perché non ha un punto di forza assoluto, ma non ha punti deboli, perché è tranquillo, perché è cresciuto poco alla volta, senza voler tutto e subito, perché ha tenuto i pantaloncini della sua squadra anche con la maglia gialla, senza farsi fasciare da un monocolore, secondo la moda del gruppo, inventata da Mario Cipollini.

Si, oggi, la normalità è anticonformista. La normalità del corridore di una volta che si vuole, e si può, misurare in ogni corsa. Oltre i grandi giri, prossimo traguardo una classica, magari addirittura col pavè, dopo averlo visto all’opera sui sassi di Roubaix al Tour di quest’anno. Fiandre, e poi  Liegi, costruita per le sue caratteristiche, e Lombardia. Il Mondiale? Beh, dipende dal percorso, ovvio, però Vincenzo non ha punti deboli, sprint a parte.

Un fuoriclasse che arriva al momento giusto per risvegliare un po’ l’orgoglio italiano, per ingrandire ancora il movimento del pedale, che non è più roba da anziani all’osteria. Chi pensa questo non esce di casa il sabato e la domenica non ha mai visto una gran fondo. L’Italia può tornare al centro, con tutti i suoi difetti, i suoi pochi soldi, non solo nel ciclismo. Resta la parola proibita, che nessuno vuole sentire: “doping”. Bisogna fidarsi, il curriculum e la crescita costante, il passaporto biologico e tanto altro ce lo dicono. E poi perché ogni volta si deve dubitare? Basta, godiamoci il campione anticonformista, che dichiara anche di essere lontano dalla vecchia normalità del ciclismo ammalato. L’unico giallo è quello della sua maglia.

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