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28 luglio 2014

"Enzareddu" da Messina, leggenda del ciclista sullo Stretto

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Un giovanissimo Vincenzo Nibali a Messina, alle sue spalle lo Stretto

Così lo chiama nonno Vincenzo, da cui lo Squalo Nibali ha preso il nome. Un "picciriddu" vivacissimo, incoraggiato dal padre Salvatore al ciclismo. Così, tra una granita e la parmigiana di mamma Giovanna, la "traghettata" vittoriosa dalla Sicilia al Tour

di Alfredo Corallo

Prendere il traghetto per la Sicilia ormai è diventato un privilegio da ultimi romantici, al massimo l'alternativa forzata dei "paurosi" del volo (verso l'estinzione, per ovvie dinamiche generazionali), le gitarelle scolastiche fuoriporta in pullman, oltre alla volatona finale - obbligata - nell'estenuante viaggio di camionisti e treni merci. Eppure, fino a qualche anno fa, quando non c'erano ancora le compagnie aeree low cost, attraversare lo Stretto a bordo del mitico "Caronte" era la normalità, in macchina, o sul treno appunto, aspettando sul ponte il complicatissimo e interminabile "incastro" dei vagoni, addentando nell'attesa l'arancino al sugo (un must, da stomaco di ferro). E quante volte Vincenzo Nibali l'ha preso quel treno, che lo portava in Toscana, dove a 16 anni s'era trasferito sognando di vincere il Tour de France... E poi lo riportava a Messina, per le feste, 13-14 ore per riabbracciare papà Salvatore e mamma Giovanna.

Vos et ipsam Civitatem benedicimus. In quella mezzora che separa Villa San Giovanni dalla Terra Impareggiabile - per dirla alla Quasimodo - scorreva un pezzo di vita davanti agli occhi di Vincenzo, il tempo che l'aveva distaccato per mesi dall'isola. Fino all'emozione più forte: la Madonna della Lettera, la statua della patrona di Messina e la vista di quella scritta sul grande basamento, dal latino: "Benediciamo voi e la vostra Città". Segnava l'istante dell'avvenuto ritorno, dello sbarco. Enzareddu, come lo chiama nonno Vincenzo, era di nuovo a casa. Per carità, trattato come un figlio a Mastromarco dalla famiglia Franceschi, fondamentali nella sua crescita (dalle corse al diploma in ragioneria). Ma sempre lontano dal suo "sangue" era: il fratello Antonio (oggi ciclista anche lui), la sorella Carmen. Ma su tutte, prevaleva la terribile nostalgia delle granite...



Per me Caffè e panna, con due brioche
. Il padre, impiegato comunale, dopo il matrimonio si era un po' lasciato andare. Tipico. Che vuoi, parmigiane, braciole, calamari fritti, pasta 'ncaciata, baccalà, pignolate varie, la signora Nibali - che gestisce una videoteca - è un'artista tra i fornelli. Basta, ci vuole un rimedio: Giovanna gli regala una bicicletta, e Turi comincia a pedalare... Ma c'è un altro problema da risolvere: Enzuccio è "un castigo di dio", un picciriddu vivace, troppo vivace. Il pallone non lo fa impazzire (preferisce guardare gli altri giocare, va spesso al vecchio Celeste a seguire il Messina e simpatizza per il Milan); stessa roba la corsa campestre che, pure, pratica per un periodo.

Vuoi vedere che... Eureka! (la più classica delle esclamazioni sicule, certamente). Salvatore compra una mountain bike (ma nonna Carmela optava per lo scooter) e lo trascina nelle sue uscite, con la scusa di andare a tuffarsi nella solita granita. Insomma, pedala oggi, pedala domani, Vincenzo - che gli amici del padre ribattezzano affettuosamente la "Pulce dei Pirenei", uomini di poca fede! - vince le sue prime gare e si trasforma in uno squaletto...



La leggenda del ciclista sullo Stretto
. Oggi, che il Tour l'ha vinto davvero con l'Astana, lo Squalo (copyright del testimone di nozze Eddy), è lui che a Lugano cucina - ogni tanto, s'intende - per la moglie Rachele, conosciuta da studentessa universitaria e che ha sposato a Fiuggi il 13 ottobre del 2012. Gli spaghetti al nero di seppia sono il suo piatto forte, per le pappette bisognerebbe sentire il giudizio di Emma Vittoria, ma ha soltanto 5 mesi...

Vincenzo, secondo Rachele, è un moderno Peter Pan. "La sua forza è la leggerezza con cui affronta l'esistenza" dichiarò in un'intervista a Oggi. Affezionato ai suoi modellini di elicotteri e auto radiocomandati, assorto nelle note del suo fan Jovanotti, incantato dalla surrealtà di un film che adora, La leggenda del pianista sull'oceano di Peppuccio Tornatore. Chissà, forse anche lui, come dalla nave il protagonista Novecento, non scenderà mai dalla sua amata bicicletta volante. 

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