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26 agosto 2014

Alfredo, maestro speciale di un'Italia che non c'è più

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Alfredo Martini ct, nel gesto di sporgersi dall'ammiraglia per dispensare consigli alla squadra

Era un maestro saggio e buono, abitato dalla Storia di un secolo furioso, ma forgiato nella vita di ogni giorno dalla modestia di un’Italia povera, vera, l'Italia partigiana del pane nero. Ecco perché Martini ci mancherà davvero tanto

di Paolo Pagani

Era un uomo speciale di un mondo che non c’è più. Era un maestro saggio e buono, abitato dalla Storia di un secolo furioso, ma forgiato nella vita di ogni giorno dalla modestia di un’Italia povera, vera, l'Italia partigiana del pane nero. Alfredo Martini se ne va, all’età dei giusti che tante e troppe ne hanno viste, lasciando qua il ricordo di una persona imbottita di valori, di ironia, di sapienza, di pietà, di umano spessore. Cittì quando l’acronimo significava comandante senza sponsor. Campione senza prosopopea durante l’epopea dei giganti (Coppi, Bartali, Magni). Martini è stato maestro, dunque, di umanità innanzitutto. Se il vocabolo non va inteso come insulso sinonimo di appartenente al genere umano, ma specifica un'essenza rara. Era un buono capace di toscanissime battute al veleno, aveva un debole per ogni giovane capace di fatica. L’ho conosciuto quando sporgeva dal finestrino dell’ammiraglia, camiciola a mezze maniche e la cravatta che svolazzava dal deflettore. O con certe polo a righe, da merceria di paese in bianco & nero. Vestiva semplice e dignitoso, così come pensava, la sua non era l’epoca di tute antivento griffate. Alfredo, nonno paziente per tutti i cronisti e professore di etica, perdono, comprensione per i suoi campioni, era anche di fuori quel che aveva dentro. Semplice, autentico, un uomo verticale. Ricordava sempre quel Giro del ’46, Parigi bombardata e niente Tour, così l’Italia fu teatro di storie struggenti, divise tra desiderio di pace e tempo di guerra. Non ricordava, però, con lo spirito prosaico del reduce noioso, ma per ammonire tutti che sempre, dove c’è memoria, lì c’è un uomo più giusto. Per questo non sarà dimenticato mentre, in bici, ora pedalerà su una nuvoletta guardandoci col suo sorriso da sotto gli occhialoni.

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