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07 ottobre 2010

Suzuka, storia del circuito dove si decidono i Mondiali

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1990. Senna tampona Prost. Fuori tutti e due. Il brasiliano è campione del mondo per la seconda volta (foto Getty)

La Formula Uno sbarca in Giappone, su una pista diventata negli anni il crocevia della stagione, dove si sono assegnati titoli e consumati drammi sportivi. Da Senna e Prost a Schumacher e Alonso, 20 anni di storia in meno di 6 chilometri. LE FOTO

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Alonso a Suzuka: missione possibile per la Ferrari

di Maghdi Abo Abia

Il circus sbarca a Suzuka, teatro del sedicesimo appuntamento stagionale. 5 i piloti in lizza. A conti fatti non dovrebbe trattarsi di un appuntamento decisivo per l'assegnazione del titolo, considerando che mancheranno ancora tre gare, due se in Corea verrà confermata la defezione del circuito di Yeongam.

Suzuka, di proprietà della Honda, è un circuito strano. È l'unico del mondiale ad avere una forma a otto. Alterna curve velocissime, come la 130R, a curve molto lente con il tornante Hairpin. Lunghi rettilinei con curve d'appoggio, come la lunghissima Spoon, fino al miglior complesso di curve del campionato, le prime sei.

Nonostante sia inserita nel calendario di Formula Uno solo dal 1987, è stata in più occasioni teatro di scontri finali tra pretendenti al titolo, anche grazie alla scelta di piazzarla in coda al campionato, con episodi che sono entrati di diritto nella mitologia dell'automobilismo, occupando un posto particolare nel cuore degli appassionati.

La prima volta nell'88 - Il rapporto tra titoli mondiali e Suzuka comincia da lontano. Anno 1988. La lotta è limitata ai due piloti della McLaren Honda, Ayrton Senna e Alain Prost. Il brasiliano ha bisogno di una vittoria per conquistare il titolo, al francese basta un piazzamento, a patto che l'avversario non trionfi. Per Prost le cose si mettono subito benissimo. Senna, in pole, spegne il motore. Riesce a ripartire grazie al rettilineo in leggera pendenza, ma arriva alla prima curva quattordicesimo, mentre Prost vola in testa. Il francese viene rallentato però da un problema al cambio, e come se non bastasse, una pioggia pesante si abbatte sul circuito. Senna, autore di una grandissima rimonta, facilitato dal fatto che le McLaren avevano oltre un secondo di vantaggio sugli avversari, raggiunse Prost, lo superò e andò a vincere conquistando il titolo.

Ancora Senna e Prost nell'89 - Passa un anno. 1989. Ancora Senna e Prost. Stavolta però a posizioni invertite. Il francese, a due gare dal termine, ha 16 punti di vantaggio sul brasiliano, costretto a vincere, per mantenere vive le speranze. Senna comincia bene cogliendo la pole, ma in partenza è Prost a fulminare l'avversario e a guadagnare un buon margine. Dopo il cambio gomme il paulista però recupera, fino al giro 46. Senna attacca Prost alla chicane del triangolo, l'ultima prima del traguardo. Prost non si muove. Contatto, macchine ferme. Prost, sicuro di aver messo fuori gioco l'avversario, scende dalla macchina e se ne va, mentre Senna, aiutato dai commissari, riparte e vince. Colpo di scena. A fine corsa i commissari squalificano Ayrton perchè, nella ripartenza, aveva tagliato la chicane. Decisione presa, si dice, su pressione del leader FIA, il francese Jean Marie Balestre. Il mondiale va a Prost. Da sottolineare che la squalifica di Senna portò alla vittoria, l'unica della sua carriera, di Alessandro Nannini, su Benetton.

Senna-Prost, altre macchine, stessa cattiveria - 1990. Ancora Prost e Senna. Questa volta con macchine diverse. In inverno il francese portò il numero 1 sulla Ferrari, mentre Senna rimase in McLaren. Il brasiliano si conferma in pole come i due anni precedenti. Prost è sempre secondo. Questa volta è Senna in testa alla classifica, con Prost a inseguire una vittoria che lo aiuterebbe a tenere vive speranze di mondiale. In partenza il ferrarista, sul lato pulito della pista, supera Senna, che si renderà, poche centinaia di metri dopo, protagonista di una delle manovre più controverse della storia della Formula Uno. Prima curva verso destra. Prost imposta, Senna no. La McLaren tampona la Ferrari, tutti e due nella via di fuga. Eliminati entrambi, Ayrton è campione del Mondo.

Nel '91 tocca a Mansell-Senna -
Senna è ancora protagonista nella battaglia del 1991. Lo sfidante questa volta è Nigel Mansell, su Williams. Il Re Leone ha 16 punti di svantaggio sul brasiliano. È quindi obbligato a vincere. In partenza scatta bene Berger con la seconda McLaren dalla pole, mentre Senna tiene a bada l'inglese che, a causa della troppa foga, uscirà di pista alla prima curva, dopo 10 giri, regalando a Senna il suo terzo e ultimo mondiale.

Damon Hill vince il Mondiale -
Passeranno cinque anni prima che Suzuka torni ad essere decisiva ai fini del Mondiale. 1996. Damon Hill e Jacques Villeneuve si giocano l'alloro. L'inglese è costretto a fronteggiare l'arrembante canadese figlio d'arte, al debutto in Formula Uno. Ad aggravare le cose, il fatto di essere compagni di squadra in Williams-Renault. Hill arriva in Giappone con 9 punti di vantaggio su Villeneuve. Gli basta quindi arrivare a punti. Il colpo di scena al giro 37. Si stacca una ruota della macchina del canadese. Villeneuve fuori, Hill vince la corsa e diventa campione del mondo.

L'emozione di Schumacher fermo - Le emozioni si prendono un anno di pausa, salvo tornare prepotentemente nel 1998. Questa volta gli sfidanti sono Mika Hakkinen, su McLaren Mercedes e Michael Schumacher, Ferrari. Il finlandese arriva in Giappone con 4 punti di vantaggio sul tedesco, che insegue un titolo che in Ferrari manca da 19 anni. Schumi va in pole, Hakkinen parte secondo. La partenza viene ripetuta tre volte. Ma i ferraristi non dimenticheranno mai la seconda falsa partenza. Schumacher inserisce la prima, e spegne il motore. Procedura sospesa, il Kaiser parte dal fondo. La terza partenza vede Hakkinen volare via a fionda, con Schumi che fa un recupero mozzafiato. Da ultimo a settimo in tre giri. La rincorsa del Kaiser si ferma alla tornata 31. Espolde la gomma posteriore sinistra. Delusione Schumi, disperazione ai box, sconforto tra i tifosi.

Colpo di scena in qualifica - 1999. Ancora Hakkinen. Stavolta lo sfidante è la seconda guida della Rossa, Eddie Irvine, che si trova a combattere per il titolo dopo l'incidente di Michael Schumacher a Silverstone, che gli costò la rottura di una gamba. In questo caso il colpo di scena arriva il sabato. Irvine distrugge la macchina durante le qualifiche. In pole va Michael Schumacher, rientrato nel precedente appuntamento in Malesia. Al via Hakkinen scatta meglio del tedesco e conduce la corsa, con Irvine protagonista di un'anonima gara nelle retrovie. Secondo titolo per il finlandese, mentre la Ferrari conquista il primo titolo costruttori dal 1983.

Schumi regala felicità alla Rossa - Nel 2000 arriva la prima gioia ferrarista dai tempi di Scheckter. Sfidanti Michael Schumacher e Mika Hakkinen. Il finlandese ha otto punti di distacco dal tedesco. Solo che Kaiser Schumi è imprendibile e nonostante l'ottima partenza, ancora una volta, di Hakkinen, alla fine vincerà Schumacher, che porterà il titolo a Maranello dopo un'attesa di 21 anni.

Quanti guai nel Gp del 2003 - La Ferrari festeggerà ancora a Suzuka nel 2003. La sfida è tra Schumacher e Kimi Raikkonen, su McLaren. Il tedesco ha nove punti di vantaggio sul finlandese. Anche in questo caso il sabato è protagonista assoluto. Un acquazzone impedisce a molti piloti, tra cui i pretendenti al titolo, di fare tempi cronometrati di rilievo. Pole a Barrichello, secondo Montoya, con Williams e Ferrari che si contendono il titolo costruttori. In partenza i due piloti protagonisti del mondiale, ma mentre Raikkonen risale fino al sesto posto, Schumacher, undicesimo, tampona Sato su Honda. Alettone rovinato, sosta ai box, riparte ultimo. La gara del tedesco è molto difficile, considerato inoltre che nei giri finali viene tamponato dal fratello senza subìre conseguenze. Vince Barrichello. Raikkonen è secondo. Michael Schumacher, ottavo, vince il suo sesto mondiale.

Il giorno in cui la Ferrari "esplose" - Ultime vere emozioni a Suzuka nel 2006. A contendersi l'alloro Schumacher e Fernando Alonso, su Renault. I due piloti arrivano appaiati a 116 punti in classifica. In pole va Massa, mentre in gara è Michael Schumacher a prendere il largo su Alonso. Al diciassettesimo giro il fattaccio. Dopo 6 anni senza problemi meccanici, il motore della Ferrari esplode, lasciando il Kaiser a piedi. Vince Alonso, che conquista il suo secondo mondiale.

Domenica toccherà a Mark Webber, Sebastian Vettel, Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Jenson Button. Uno tra questi cinque vincerà il titolo, e chissà che non si ripeta una delle situazioni che ha reso Suzuka, agli occhi degli appassionati, la casa dei titoli mondiali.

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