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16 novembre 2010

Montezemolo contrattacca: non siamo una Nazione di perdenti

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Mon

Il Presidente della Ferrari Montezemolo ha risposto alle numerose critiche dopo il Gp di Abu Dhabi

Il presidente della Ferrari risponde all'accusa che la Rossa rappresenti una "Nazione di perdenti" come sottolineato da alcuni politici, in particolare da Calderoli: "Trovo inaccettabile e falso quanto è stato detto, l'Italia soffre di autoflagellazione"

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"Nonostante gli sforzi di qualche politicante in cerca di spazio mediatico, la nostra rimane una grande nazione". Il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, conclude così la sua lettera inviata, e pubblicata oggi, a "La  Repubblica", nella quale definisce anche "inaccettabile e falsa la tesi secondo cui siamo una nazione di perdenti". Nel testo il manager difende la Ferrari all'indomani della sconfitta nel mondiale di Formula Uno sul filo di lana dell'ultimo Gran Premio e, soprattutto delle polemiche sportivo-politiche contro di lui, con in prima fila il leghista Roberto Calderoli, ma va anche oltre: difende quella che definisce "una grande Italia che non molla e combatte fino alla fine, spesso vince talvolta perde con onore, ma non si arrende".

"Come italiano, da sempre impegnato nella difesa del made in Italy, trovo inaccettabile e falsa la tesi secondo cui siamo una  nazione di perdenti. Al contrario l'Italia deve tutto alle tantissime storie di successo, grandi e piccole, di quegli italiani che combattono e spesso vincono nonostante le tante anomalie del proprio paese. Non mi riferisco solo agli imprenditori - sottolinea Cordero di Montezemolo - che sfidano una competizione internazionale sempre più dura, ma ai milioni di 'italiani ignoti' che tutti i giorni nella pubblica amministrazione, nelle scuole, nelle università, negli  ospedali, nelle fabbriche, nelle forze armate e di polizia fanno il proprio dovere a dispetto di tante difficolta'".

"Purtroppo in Italia la vera anomalia è rappresentata da quel desiderio di autoflagellazione, questo sì da veri perdenti - accusa Cordero di Montezemolo - che alligna in particolare in alcuni settori del dibattito pubblico che sembrano provare gusto nella denigrazione costante di ciò che di buono esiste in questo paese. Come abbiamo detto ieri c'è una grande Italia che non molla e combatte fino alla fine, spesso vince talvolta perde con onore, ma non si arrende. Ci  sono piccole persone che fanno invece sistematicamente il tifo contro il paese e i suoi simboli. Per fortuna questi ultimi sono una  minoranza, perchè nonostante gli sforzi di qualche politicante in cerca di spazio mediatico, la nostra rimane una grande nazione". 

"L'articolo da voi pubblicato ieri 'La Nazione dei perdenti' merita una risposta che sento il dovere di dare come  Presidente della Ferrari e come italiano", esordisce nella sua lettera Cordero di Motezemolo, ammettendo poi subito che "la Ferrari ha commesso un grave errore e perso il mondiale all'ultima gara" ma anche rivendicando che "non abbiamo mai 'abbassato la testa'. Al contrario questa stagione, forse una delle più tormentate e difficili della mia gestione, porta il segno di una rimonta cercata, e in gran parte  raggiunta, con straordinaria determinazione e sacrificio da tutta la squadra fino all'ultimo gran premio". "Ci sono stagioni in cui tutto va nel verso giusto e stagioni in cui ci si trova a dover risalire una china avversa e a tratti scoscesa. L'importante è che tutta la squadra combatta unita fino  alla fine. Così è stato quest'anno, cosi è sempre stato nelle ultime undici stagioni che hanno visto la Ferrari vincere quasi cento gran  premi e conquistare 14 titoli tra mondiali costruttori e piloti battendo le case automobilistiche più importanti del mondo",  rivendica ancora Cordero di Montezemolo.

Dall'orgoglio sportivo Cordero di Montezemolo passa a quello imprenditoriale: "Quando facciamo degli errori, come in questo caso, li riconosciamo, li analizziamo e poi torniamo a guardare subito avanti in attesa della prossima sfida. Questo - sottolinea - è da sempre il nostro Dna sia che si tratti delle competizioni sia che si tratti di costruire e vendere in 57 mercati le più belle macchine del mondo, tenendo alta l'immagine dell'Italia. Voglio cogliere l'occasione per ringraziare tutti i 2.825 lavoratori della Ferrari per aver contribuito in maniera determinante ad un altro anno importante in termini di risultati sportivi e da record a livello industriale e di risultato economico".

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