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11 marzo 2013

Tra tecnologia e sicurezza, così vestono quelli della F1

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Tra i leader per la produzione di abbigliamento e accessori per la Formula Uno l'italiana Ompracing che fornisce le tute alla Sauber e alla Toro Rosso, dopo aver vestito Schumacher, Raikkonen e Kubica (Foto Ompracing)

In più di mezzo secolo l'abbigliamento dei protagonisti del Circus è cambiato molto. Dalle magliette di cotone ai tessuti sintetici, ecco come si è evoluto l'equipaggiamento di Vettel&Co

In 63 anni di Formula Uno è cambiato tutto. O quasi. Dai telai agli alettoni, dai motori ai regolamento. Ma non solo. Dal 1950 è cambiato anche il modo di vestire e di equipaggiarsi dei piloti. Ecco come si è evoluto il “guardaroba” dei protagonisti della Formula Uno.

Con maglia, occhiali e foulard – I primi campioni del mondo sembravano usciti più da un club di golf che da un circuito. L'abbigliamento tipo di Fangio, Nuvolari, Farina era simile a quello di Fantozzi e Filini nelle loro gite estive. Pantaloni e maglietta di cotone leggero, scarpe di cuoio con suola di gomma, cuffia di tessuto, guanti con la parte posteriore forata e con occhiali protettivi con lenti dotati di finiture d'alluminio.

Anni 60, prime tute ignifughe – Una fibra sintetica leggera, flessibile, comoda. Si chiama Nomex e viene dagli Stati Uniti, pensata e ideata dal colosso DuPont per l'Esercito degli Stati Uniti. Un tessuto i polimeri di azoto e carbone a 370 gradi formano una barriera protettiva, assorbendo il calore ma creando anche una barriera d'aria più solida tra le fiamme e il corpo del pilota. La prima tuta in Nomex appare nel 1966 in Formula Indy, ma il primo grande a indossarla è l'italo-americano Mario Andretti.

Anni 70, piloti come pompieri – Non solo Nomex. Tute di amianto (chiamate Plan B), prodotta in Francia da Stand 21 insieme alla Vetements Leconte azienda parigina, fornitrice dei vigili del fuoco transalpini su materiali sviluppati dalla britannica Ferodo, specializzata nella lavorazione dell'amianto. Risultati fantastici nei test di resistenza alle fiamme e conformità alle prime disposizioni della Federazione francese dell'automobile. La indossava il transalpino Jacques Laffite. peccato per le conseguenze terribili dell'uso dell'amianto..

Prime raccomandazioni e tute spaziali –
Dal 1975, dopo numerosi incidenti, la FIA insiste sulla necessità di vestire tute con tessuti ignifughi. Nel 1979 l'argentino Carlos Reutemann e Niki Lauda, deturpato proprio da un incendio nel 1976 al Nurburgring, indossano per alcuni Gran Premi delle tute a 5 strati, progettati dalla Nasa per gli astronauti.

Standard e continua evoluzione – Gli anni Ottanta e Novanta segnano una rivoluzione per l'abbigliamento dei piloti. La Federazione internazionale per la prima volta stabilisce uno standard per i tessuti da utilizzare, misurabile attraverso la Thermal Protective Performance, con test in cui le fibre vengono sottoposte a diversi tipi di sollecitazioni. Vengono introdotti nuovi materiali sintetici come il Lycra, adatto per la sua elasticità o il ST2000,usato a partire dal 1986 che permetteva al pilota di essere più protetto in caso di incendio ma anche di mantenere una temperatura più bassa nell'abitacolo.

Regole più precise e ST3000 – All'inizio del nuovo millennio, nel 2002, la FIA stabilisce regole ancora più severe estendendo con la direttiva 8856-2000 i requisiti non solo alle tute, ma anche a calzini, scarpe, abbigliamento intimo, cinture. Oltre che verso la sicurezza le aziende produttrici si muovono cercando tessuti sempre più leggeri e traspiranti. Nel 2005 viene usato per la prima volta il ST3000, un tessuto sintetico che consente una maggiore circolazione dell'aria all'interno dell'abitacolo

Materiali più sicuri e più leggeri - L'ultima frontiera delle aziende che si occupano dell'abbigliamento per i piloti, tra cui la ligure Ompracing è di ricercare tessuti più leggeri ma comunque che garantiscano la sicurezza del pilota, pur non intaccandone le prestazioni. Tra le fibre più gettonate negli ultimi anni ci sono il ST3000 e il Nomex III, nipote del tessuto usanto negli anni Sessanta-Settanta. Il primo, è utilizzato per tute di due strati, disegnate per migliorare la circolazione d'aria e con uno strato esterno che mantiene la combustione sulla superficie. Il secondo è usato soprattutto per gli accessori, come i guanti o le calzature, in combinazione con altri materiali come la gomma o la pelle.

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