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03 maggio 2013

Marussia, tra noie finanziarie e la speranza Ferrari

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La Marussia al Gp del Bahrain (Foto Getty)

Il team ha alzato l'asticella delle prestazioni delle proprie monoposto, ma ciò potrebbe non bastare per assicurarsi un futuro tranquillo in Formula 1 . La luce in fondo al tunnel potrebbe essere l'accordo con Maranello per il 2014.

Dopo le prime quattro gare del Mondiale 2013, ai box del Team Marussia c'è una certa soddisfazione. La partnership con McLaren Technology, avviata già da oltre un anno, inizia finalmente a dare i suoi frutti. La MR02 è sicuramente la miglior vettura che la squadra abbia mai realizzato, ma è ancora insufficiente per staccarsi di dosso la nomea di cenerentola della F1.

Un budget ridotto, delle strutture modeste e la mancanza di una firma sul Patto della Concordia: questi gli elementi che tolgono il sonno alla dirigenza del team inglese con licenza russa. Dopo aver dovuto rinunciare ai servigi di un pilota d'esperienza come Timo Glock, la squadra aveva messo gli occhi sui dollaroni del brasiliano Luiz Razia: poche certezze, tante promesse. Ma non appena la squadra ha capito che non avrebbe visto neppure uno dei dollari promessi dagli sponsor, il pilota brasiliano è dovuto tornare da dove era venuto.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere, dice il proverbio. Così, la scelta di assegnare l'ultimo sedile disponibile a Jules Bianchi si è rivelata vincente. In queste prime quattro tappe del Mondiale, il francese ha attirato a sé le attenzioni di tifosi e addetti ai lavori, grazie ad una costanza e velocità da far invidia ai "big". E mentre il team mate Chilton arranca per mancanza d'esperienza, Bianchi si è ritrovato leader di una squadra che mira all'unico obiettivo possibile: il 10° posto nel campionato costruttori. L'ultimo posto utile per la spartizione dei bonus previsti dalla FOM.

Ma la Marussia può farcela. Deve farcela. Pat Symonds, il direttore tecnico, si è detto fiducioso delle possibilità di raggiungere il target prefissato: "Siamo tutte persone del mondo delle corse qui: John Booth e Graeme London in particolare, sono uomini dallo stampo di Frank Williams, non lasceranno che il team si lasci andare. Quindi dovremo sopravvivere. Siamo un team piccolo, quindi le cose si faranno difficili, ma ci impegneremo ancora di più. Se poi riusciremo a prendere più soldi, li useremo saggiamente, poiché siamo abituati ad averne pochi".

Da quando è entrata in F1 nel 2010, prima sotto il nome di Virgin e poi sotto il marchio Marussia, la squadra ha sempre terminato in ultima posizione in classifica. Quest'anno, però, il gap prestazionale rispetto agli avversari diretti della Caterham è decisamente ridotto e le magie di Bianchi sembrano far ben sperare. "La differenza tra noi e il resto delle squadre in F1 è immensa", prosegue Symonds. "Inoltre, l'ultima revisione del Patto della Concordia non ci aiuta, dato che non siamo neppure inclusi. Non si tratta di molti soldi, ma è una parte rilevante per il nostro budget, che è molto ridotto. E quando ti vengono a mancare somme del genere, ti ritrovi in cattive acque".

E sono proprio le grosse perdite finanziarie a preoccupare gli investitori, nonostante prestazioni più incoraggianti rispetto al passato. La scorsa settimana, infatti, i Lloyd's hanno venduto le proprie quote societarie, uscendo di fatto dalla proprietà del Team. La divisione LDC di Private Equity della banca ha dunque deciso di vendere il suo 25,3%, cedendole direttamente alla Marussia, il costruttore russo di supercar che dà il nome alla squadra.

Intanto, però, si guarda con ottimismo anche al futuro della squadra. Con la Cosworth, attuale fornitore di motori della Marussia, che ha deciso di non affrontare la nuova era Turbo della Formula 1, per la squadra russa si sta concretizzando un possibile accordo con Ferrari.

E proprio a tal proposito, Symonds conclude: "L'arrivo di Bianchi ci ha assolutamente portato più vicino alla Ferrari. Loro vorrebbero fornire più squadre, per avere un paio di cavie in più per capire cosa va male e cosa funziona con i loro propulsori. Ovvio che con più motori si lavora meglio. Credo comunque che la Ferrari volesse un altro team cliente e i contatti con Jules non hanno fatto altro che aiutarci".

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