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25 luglio 2013

Tra campi, piscine e pedane, viaggio nello sport ungherese

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La Nazionale di calcio ungherese che dominò il calcio nella prima metà degli anni Cinquanta conquistò un oro olimpico ma perse la finale del Mondiale 1954 contro la Germania (Foto Getty)

Il Paese che ospita il decimo Gp della stagione ha una storia millenaria e una granda tradizione sportiva. Dal mito di una squadra invincibile che non vinse mai nulla (o quasi) al dominio nella pallanuoto, ecco un viaggio nello sport magiaro e non solo

Novantatremila chilometri quadrati e quasi dieci milioni di abitanti. L'Ungheria che nel prossimo week end ospiterà la decima prova del Mondiale è un paese diverso. Non solo perchè è l'unico dell'Europa orientale ad aver mai ospitato un Gran Premio di Formula Uno. Nazione magiara in un mare slavo, con una popolazione cattolica in una zona a prevalenza ortodossa che parla un'idioma non indoeuropeo, l'Ungheria è una potenza dello sport in rapporto alla sua piccola dimensione. Tra storia, calcio, pallanuoto e canoa, ecco la storia del paese che ha vinto più medaglie olimpiche senza aver mai ospitato i Giochi.

Dai Romani alla repubblica, passando per l'impero – Un piccolo paese con una storia millenaria. Da provincia romana di confine, a terra di invasione per i barbari provenienti dall'Asia fino a parte di un impero, quello degli Asburgo che ha dominato l'Europa per mille anni. Dopo la Prima Guerra Mondiale l'indipendenza. Per vent'anni regno senza re, guidato dall'ammiraglio Miklos Horthy, poi dopo la seconda guerra mondiale una Repubblica popolare, stato satellite e vetrina del blocco sovietico sull'Occidente. E nel 1990, la democrazia. 23 anni di privatizzazioni, liberalizzazioni economiche e negli ultimi anni un governo di centrodestra che sta preoccupando l'Europa per le sue posizioni sul passato e sul presente del Paese

Calcio, da maestri a comprimari – Tanti travagli storici ma un punto fermo. Il pallone. Che arriva nell'Impero Austroungarico a metà degli Anni Settanta del XIX secolo e non se ne va più. Per più di 80 anni, fino agli anni Sessanta l'Ungheria è sinonimo di fuoriclasse, squadra vincente e bel gioco. Prima squadra non britannica a violare Wembley (nel novembre 1953 con un clamoroso 6-3) e due finali mondiali disputate, entrambe perse. Nella seconda, nel 1954 contro la Germania per i tedeschi va in scena il Miracolo di Berna, per i magiari una tragedia sportiva. La “squadra d'oro”, guidata da Ferenc Puskas, capitano della Honved e Nandor Hidegkuti perde 3-2. Potrebbe essere solo un'occasione persona invece è la fine di una storia. Nel 1956 i carri armati sovietici invadono Budapest e la "squadra d'oro" si sgretola. Molti come Puskas rimangono all'estero e vengono squalificati. Da quel momento, a parte il Pallone d'oro Florian Albert nel 1967 e i due allori olimpici (1964, 1968), la nazionale e i club ungheresi hanno pochi acuti. I Magyarok non giocano un Mondiale dal 1986 e l'unico risultato di rilievo dei club è  la finale raggiunta dal Videoton di Székesfehérvár che nella Coppa Uefa '84-85 perde contro il Real Madrid ma riuscendo a espugnare il Santiago Bernabeu 1-0

Nuotatori e pallanuotisti senza mare –
Nonostante non abbia sbocco sul mare l'Ungheria ha un grande rapporto sportivo con l'acqua e gli sport acquatici. La Nazionale maschile di pallanuoto è tra le più forti del mondo, avendo conquistato nove titoli olimpici (uno nel 1956 dopo una violentissima partita contro l'Unione Sovietica), dodici Europei e due Mondiali con giocatori del calibro di Deszo Gyarmati, Tamas Farago, Tibor Benedek. E i club, tra cui Honved, Vasas e l'Ujpest sempre ai vertici delle Coppe Europee. Pallanuoto ma anche nuoto. Con il talento di Daniel Gyurta e di Laszlo Cseh(5 medaglie olimpiche ma mai un oro), di Krisztina Egerszegi, sette medaglie ai Giochi tra l'88 e il '96 di Agnes Kovacs e di Eva Risztov, oro nella 10 km di fondo a Londra. Nuotatori e canoisti. La canoa, discesa e kajak, sono sport nazionale. Con ben 77 medaglie olimpiche con 3 ori solo negli ultimi Giochi.

Spadaccini, ginnasti, atleti e un mito della boxe- l'Ungheria ha anche un feeling speciale con gli sport olimpici per eccellenze. Insieme a quella italiana la scuola magiara è un'istituzione della scherma mondiale. Medaglie a gogò e campioni che hanno scritto la storia dello sport non solo nazionale. Come Aladar Gerevich, sei Giochi Olimpici tra il 1932 e il 1960 e 10 medaglie tra cui 7 d'oro o come Pal Kovacs compagno di Gerevich, con sei titoli olimpici. Fioretti, spade ma anche tanta ginnastica. E un mito assoluto. Agnes Keleti, classe 1921 che tra il 1952 e il 1956 arrivò 10 volte sul podio, prima di fuggire da Paese e trasferirsi in Israele.
Buona tradizione anche nell'atletica leggera, soprattutto nel lancio del martello, anche se uno dei miti dell'Ungheria viene dal ring. Il suo nome è Laszlo Papp ed è uno dei pochi ad aver conquistato 3 ori olimpici consecutivi nel pugilato, tra medi e superwelter. Entrato nella Hall of Fame della Federazione internazionale, la sua carriera da professionista è durata 27 incontri (senza sconfitte) ed è stato fermata a un passo dal titolo mondiale dal regime che gli negarono un visto d'uscita per un incontro.

Pochi motori, soprattutto su due ruote – In Ungheria i motori non vanno forte. Un Gran Premio che fa parte del Circuito mondiale dal 1986 e un solo pilota ungherese che ha corso in Formula Uno. E' Zsolt Baumgartner che tra il 2003 e il 2004 collezionò al massimo un 9° posto tra Jordan e Minardi. Migliore tradizione, anche se di poco sulle due ruote. Dove Gabor Talmacsi ha su Aprilia il Mondiale 125 nel 2007 e dove il giovane Balasz Nemeth è impegnato nel campionato Supersport.

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