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24 luglio 2013

Ungheria 1986, quel GP oltre la cortina di ferro

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La Williams-Honda di Nigel Mansell al GP d'Ungheria del 1986 (Foto Getty)

Quando nacque, questo Gran Premio rappresentò la simbolica unione di Est e Ovest divisi dalla guerra fredda. Nelle prime edizioni si registrarono sorpassi da manuale: Piquet su Senna all'esordio e quello "doppio" di Mansell, sempre su Ayrton, nel 1989

di Chiara Baroni

Quando nacque, nel 1986, il Gran Premio d'Ungheria rappresentò un pezzo scintillante d'occidente buttato al di là della cortina di ferro. Nelle prime edizioni si registrarono sorpassi da manuale, come quello di Piquet  su Senna nella gara d'esordio, e quello - doppio - di Mansell, sempre su Senna, nel 1989. Per tornare al successo, con Schumacher, la Ferrari dovette aspettare 9 anni e una strategia a tre soste, uscita - in corsa - dalla mente visionaria di Ross Brawn. Ma l'anno di grazia del Cavallino sarebbe stato il 2001: vittoria, con larghissimo anticipo, tanto del titolo piloti quanto di quello costruttori.

Col nuovo millennio arrivarono anche i battesimi sul podio: prima vittoria in Formula 1 per Alonso con la Renault nel 2003 e per Button con la Honda nel 2006, festa bissata dall'inglese nel 2011, ciliegina sulla torta del suo 200esimo Gran Premio. Ma all'Hungaroring non si è fatto solo festa: nel 2007 sulla piazzola di sosta della McLaren andò in onda uno dei tanti bisticci di stagione fra Alonso e Hamilton, con lo spagnolo a ritardare apposta la ripartenza dell'inglese; nel 2010 a combinarla grossa fu Vettel, che fece da tappo agli avversari, consentendo a Webber di vincere facile: altri tempi, evidentemente, quando il gioco di squadra in casa RedBull ancora funzionava.

Tanto spavento, invece, nel 2009, per quel bullone maledetto che colpì il casco di Massa e fece restare i tifosi col fiato sospeso. Quell'anno la gara la vinse Hamilton, così come nel 2007 e nel 2012: un tris che solo Senna era riuscito a mettere insieme, prima che il solito Schumacher finisse per calare il poker.

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