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29 agosto 2013

"Rush" accende i motori, quando la F1 era Lauda contro Hunt

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Particolare della copertina del prossimo numero del mensile Rolling Stone

Nelle sale dal 19 settembre il nuovo film di Ron Howard sulla rivalità tra i due grandi piloti: Rolling Stone anticipa un'esclusiva intervista al regista americano nel numero in edicola il 30 agosto. "Parlo di violenza, ambizione, amore, sesso, carne"

L’epoca ingenua della F1 è quella fatta di amicizia e sfide, che Ron Howard racconta in Rush, la sua nuova pellicola dedicata alla competizione tra James Hunt e Niki Lauda, nei cinema dal 19 settembre. Il regista lo spiega nei dettagli all’edizione italiana di Rolling Stone, che dedica al film la copertina del numero in edicola dal 30 agosto.

"Lauda e Hunt, insieme, permettono di indagare ogni aspetto dell’essere umano: violenza, ambizione, amore, sesso, carne e spirito. In due sono uno. Per quanto siano importanti le individualità, credo che questa interpretazione sia molto interessante. Durante la lavorazione, Peter Morgan (lo sceneggiatore, che già ha lavorato con Howard per Frost/Nixon–Il duello, ndr) è stato attratto dalla rivalità fra due caratteri a loro modo straripanti. E credo che la crescita dei due personaggi, a prescindere da un’amicizia più o meno vera, si basi proprio sulla loro connessione. Per me Rush racconta di quanto lontano si sia disposti a correre per riempire i propri vuoti e per diventare quello che si è sempre sognato di essere".

Hai dichiarato che Rush descrive l’età rock della F1. Eppure la concorrenza è elemento fondante della decade successiva. Altro che rock, nel film Lauda parla di business...
"Vero, ma come Hunt nemmeno lui era un brand, cosa invece comune ai piloti odierni. Negli anni ’70, mossi dall’incendio culturale del rock&roll, si parlava liberamente durante le interviste, si voleva fottere l’establishment, vestirsi senza restrizioni, esprimere se stessi. Poi è successo che tutti quegli impeti eversivi si sono rivelati un sacco lucrosi. Persone che avevano rappresentato gli ideali più radicali, anche alla luce delle conseguenze funeste di certi eccessi, hanno cominciato a dirsi: ma perché dovrei fare la fine di Belushi senza godermi la montagna di soldi che sto facendo?".

Ecco, Rush racconta gli anni appena precedenti: l’ultima epoca davvero ingenua. In quale dei due caratteri ti ritrovi? Nel perfezionismo disumano di Lauda o nell’istinto quasi rabbioso del suo avversario?
"Mi appartiene di più l’atteggiamento di Lauda, ma spero con tutto me stesso di avere un po’ di Hunt, da qualche parte".

Piuttosto, che mi dici di Pierfrancesco Favino (che nel film interpreta Clay Regazzoni, ndr)?
"È chiaro quanto apprezzo il suo lavoro? Me lo consigliò Spike Lee, e devo ancora ringraziarlo per questo. Il risultato è un film in cui auto e pilota formano un corpo unico, pulsante. È la vita. Anche l’incidente di Nurburgring è così: non estetizzato, crudo. Volevamo che il film fosse realistico e riportasse gli spettatori nel ’76. Per questo l’intervento registico sembra discreto. Oltre alla fotografia, abbiamo utilizzato auto d’epoca e materiale d’archivio. L’incidente che Hunt vede in tv è la ripresa originale. Ma nessuno è riuscito a distinguerla da quella ricreata sul set. Il motivo è semplice e spiega anche l’utilizzo massiccio dei dettagli: c’è una connessione fisica e forse emotiva fra pilota e auto. È fondamentale che lo spettatore la percepisca, sentendosi come al volante. Quando Lauda dice di guidare col culo, va preso alla lettera".

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