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12 ottobre 2013

Oltre la F1, il Giappone del sumo e del calcio moderno

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Il sumo, nato nel VI secolo dopo Cristo, è uno degli sport più seguiti dai giapponesi (Foto Getty)

Il Paese che ospita il 15° e forse decisivo appuntamento del Mondiale 2013 è sospeso nella società come nello sport tra antico e moderno. Tra Olimpiadi, calcio e sumo, viaggio in terra nipponica

di Roberto Brambilla

Il primo Paese asiatico ad ospitare un'edizione dei Giochi Olimpici estivi. E il primo in Asia ad aver organizzato sia le Olimpiadi estive (Tokyo 1964) che quelle invernali (Sapporo 1972 e Nagano 1998). Un paese all'avanguardia nello sport e nella tecnologia, senza mai perdere d'occhio il passato e le sue tradizioni. Questo è il Giappone, sede del 15simo Gran Premio della stagione 2013 di Formula Uno.
Tra sport tradizionali e d'importazione, un viaggio nello sport del Sol Levante.

Sumo e judo, la tradizione prima di tutto. Se c'è un paese in cui lo sport è cultura è proprio quello del Trono del Crisantemo (fiore che in Giappone è di buon augurio). Il sumo, sport nazionale, è nato nel Medioevo all'interno delle cerimonie shintoiste ed è arrivato praticamente intatto fino ad oggi, Riti e regole precise (per esempio il divieto per le donne di entrare nel dohyo, il recinto di gara) con una particolarità. I campioni milionari di oggi non sono solo giapponesi ma provengono dall'Asia centrale, dall'Europa o dal Pacifico. Una sorte simile in parte a quella del judo, arte marziale codificata nel 1882, Una disciplina entrata alla Olimpiadi a Tokyo 1964 e che si è diffusa in tutto il mondo. Tanto che il oro olimpico nella categoria open, la più prestigiosa, fu conquistato da Anton Geesink, olandese, Molto meno tradizionale, ma assai seguito è il wrestling. Nella versione giapponese del puroresu o in quella statunitense, dove proprio un giapponese, Kanji "Antonio" Inoki, è entrato nella Hall of Fame.

Baseball, Giappone che potenza. In ogni casa giapponese il “batti e corri” è il primo sport occidentale. Arrivato negli anni Settanta del XIX secolo per merito di Horace Wilson, insegnante yankee in un liceo di Tokyo si è sviluppato in maniera capillare, tanto che la Nippon League Baseball è la seconda lega professionistica per importanza dopo la Mlb, la lega professionistica americana. Campionato in cui peraltro non mancano mai i giocatori nipponici, 10 nella stagione in corso e 43 in tutta la storia. Tra cui Ichiro Suzuki, selezionato per 10 volte per l'All Star Game e So Taguchi, vincitore di ben 2 World Series. E la Nazionale ha anche vinto un oro olimpico a Los Angeles, quando il baseball però era solo sport dimostrativo.

Calcio, donne iridate, uomini campioni d'Asia. Nella terra del Sol Levante il calcio si è sviluppato soprattutto negli ultimi venti anni. Fino alla fine degli anni Novanta la J-League il campionato nazionale nato nel 1992 era soprattutto un posto per far “svernare” campioni sul viale del tramonto e far crescere qualche campioncini. Poi il boom, in coincidenza anche con i Mondiali organizzati insieme al vicino coreano nel 2002. Un crescente interesse e un miglioramento del livello di gioco che ha portato tanti giocatori del Sol Levante nei campionati europei, dalle "mosche bianche" Nakata e Kazu Miura all'invasione con Kagawa (Bor. Dortmund e Manchester United), Keisuke Honda (al Cska Mosca ma appetito da mezza Europa), l'interista Nagatomo. Due generazioni di calciatori che hanno portato la Nazionale a qualificarsi ininterrottamente ai Mondiali dal 1998 e a vincere quattro Coppe d'Asia, l'ultima nel 2011 con l'italiano Alberto Zaccheroni al timone. Una grande del calcio asiatico che è una superpotenza anche al femminile. Con le ragazze di Norio Sasaki, campionesse del mondo in carico, dopo aver vinto l'edizione 2011 ai rigori.

Pattinaggio e salto con gli sci, terra di conquista . Il Giappone, oltre a essere un'arcipelago, è anche una terra di montagne, soprattutto a Hokkaido, l'isola più settentrionale il cui capoluogo, Sapporo, ospitò nel 1972 i Giochi Olimpici Invernali. E gli atleti del Sol Levante sono dei maestri soprattutto in due discipline, il pattinaggio artistico e il salto con gli sci. Nella prima la tradizione è lunga con l'attuale punta di diamante Mao Asada, vicecampionessa nel singolo ai Giochi di Vancouver 2010, mentre nella seconda negli anni Novanta la bandiera giapponse sventolava spesso sui podi di Mondiali e Olimpiadi. Con Kazuyoshi Funaki capace di vincere tra il 1997 e il 1999 il titolo iridato e due allori olimpici a Nagano.

Giappone, un paese su due ruote. La nazione retta dall'imperatore Akihito è sinonimo di velocità e motori. Tante case di produzione (Yamaha, Kawasaki, Suzuki, Honda) e una tradizione lunga e prestigiosa. Titoli costruttori a pioggia e una pattuglia di ottimi piloti cresciuti motoristicamente sul circuito di Suzuka o su quello del Fuji. Talenti come quello di Kazuto Sakata, primo giapponese a correre con una marca straniera e campione del mondo 125 nel 1994 e nel 1998 o Tetsuya Harada, iridato in 250 nel 1993, Noriyuki Haga. oltre agli sfortunati Kato e Tomizawa.

Formula Uno, tanti giapponese senza fortuna.
Nella classe regina dell'automobilismo i piloti del Sol Levante sono stati parecchi, ma con pochi risultati. Ukyo Katayama, Satoru Nakajima, Taki Inoue, ma soprattutto Kamui Kobayashi, il miglior pilota per risultati con 125 punti conquistati e un podio a Suzuka nel 2012, Nessun campione, ma pagine di storie scritte sul territorio giapponese. A Suzuka, sede anche del Gp 2013, andarono in scena i duelli tra Senna e Prost tra fine anni Ottanta e inizio Novante e sul circuito del Fuji dove nel 1976 James Hunt vinse il suo unico titolo mondiale, nella gara sotto il diluvio del ritiro (voluto) di Niki Lauda.

Olimpiadi e Giappone, l'amore a cinque cerchi. Il paese asiatico ha un rapporto particolare con i Giochi. Presente fin dal 1912, il CIO ha affidato quattro volte le Olimpiadi all'organizzazione meticolosa dei nipponici. L'ultima volte poche settimane fa, quando il Comitato Olimpico internazionale riunito a Buenos Aires ha designato Tokyo per ospitare i Giochi nel 2020. A solo due anni dal disastro nucleare di Fukushima. Un'occasione per rinascere come furono i Giochi nel 1964, quando a 18 anni dalle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki il Giappone organizzò le prime Olimpiadi in Asia. E come ultimo teodoforo venne scelto Yoshinori Sakai, un ragazzo di 18 anni nato il 6 agosto 1945, a Hiroshima, a poche ore dalle scoppio.

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