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11 ottobre 2013

De Villota, la lottatrice che visse due volte sognando la F1

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Maria De Villota nel maggio del 2012 a Monte-Carlo (Getty)

IL RITRATTO . La spagnola, trovata morta a Siviglia , era una donna di carattere, temprato anche dall'incidente a Duxford. Sin da bambina, figlia e sorella di piloti, aveva pazientemente costruito la sua ascesa fino a giungere alle soglie della Formula 1

di Lucio Rizzica

Maria De Villota era una donna di carattere, una lottatrice. Sin da bambina, figlia e sorella di piloti, aveva pazientemente costruito, anno dopo anno, la propria ascesa fino a giungere alle soglie della formula uno. Un test con una Renault R29 al Paul Ricard, poi la grande chance come collaudatrice del team anglo-russo Marussia e la promessa, presto, di un sedile ufficiale.

Un traguardo difficile per una donna, anche se animata dalla passione per le corse. Non per lei, cresciuta a pane e motori e forgiata da tanta esperienza in tutte le categorie, dalle ruote coperte a quelle scoperte, dalla velocità alle gare di durata. Sapeva che ce l’avrebbe fatta.

Affrontava i rischi del mestiere col sorriso sulle labbra, lo stesso esibito al risveglio dopo il terribile schianto durante il test estivo di Duxford, quando la sua monoposto era andata a disintegrarsi contro il portellone posteriore di un camion parcheggiato a bordo pista: “Erano tutti intorno a me, non sapevo dove fossi, poi mi sono resa contro di tutto, del perché ero lì, ho rivissuto il momento dell’impatto”. Una consapevolezza vissuta con serenità, nonostante le ferite che le avevano deturpato il viso, la benda da pirata a coprirle l’occhio perduto, animo e cuore in tumulto per i sogni polverizzati in un centesimo di secondo.

La disgrazia però l’aveva resa più forte. Aveva imparato a misurare la vita in maniera diversa, non era più tempo di correre ma di scrivere, scrivere un libro. “La vida es un regalo” per descrivere al mondo la propria esperienza e donare speranze: “…Vivere con dignità… rinunciare al passato e alle difese… sentirsi come essere appena tornati a nascere…”.

Prima che calasse il sipario sulla sua vita, Maria era a Siviglia per una conferenza in università. Quando l’hanno ritrovata senza vita nella sua camera d’albergo, il presidente della federazione spagnola dell’automobile, Carlos Gracia, ha commentato: “Mi aveva mandato un messaggio poco dopo la mezzanotte. Stavo leggendo il suo libro. Mi sono addormentato con lei. E mi sono risvegliato senza di lei”. La Spagna e il mondo si sono risvegliati senza di lei, senza la sua forza, la sua caparbietà, la sua autenticità. Aveva trentatrè anni e una infinita voglia di vivere.

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