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16 ottobre 2013

Bira, un thailandese in F1: la leggenda del principe volante

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8 Luglio 1947: Il via del Grand Prix di Reims, Francia, vinto da Prince Bira (Foto Getty)

LA STORIA . Dopo il Giappone, e aspettando le tappe in India e Abu Dhab i, il Circus chiude la stagione in Asia. Qui la storia l'hanno fatta i piloti nipponici, ma una pagina unica fu scritta, tra il '35 ed il '55, da un membro della casa reale di Bangkok

di Lucio Rizzica

Malesia, Cina, Bahrein, Singapore, Corea, Giappone, India, Abu Dhabi: il calendario di F1 prevede ben 8 tappe nel continente asiatico, dalla superficie pari a 1/3 circa di tutte le terre emerse e bagnato da tre oceani. In questa aerea incredibilmente vasta, solo una straordinaria genìa di piloti giapponesi ha contribuito a scrivere la storia della formula uno. Complice la radicata cultura motoristica del Paese, che va dalle due alle quattro ruote, fino all’industria delle gomme. Al di là di ciò, da Capo Čeljuskin a Capo Buru, da Capo Baba allo stretto di Bering si trovano poche altre tracce rombanti: rari malesi, inconsistenti indiani e cinesi, coreani, invisibili arabi, singaporiani, bahreiniti. Ma la storia leggendaria della F1 rimanda alle gesta di un estroso e incisivo pilota della sua epoca più eroica: un principe thailandese, nipote di re Mongkut: Birabongse Bhanutej Bhanubandh del Siam, meglio noto come Prince Bira. Nato a Bangkok, l'antica Krungthepmahanakhon.

Orfano di madre, beneficiò delle ottime relazioni fra il Siam e la Gran Bretagna e venne mandato a studiare a Londra e poi nei prestigiosi atenei di Eton e Cambridge. Ancora quattordicenne, morto anche il padre, raggiunto dalla notizia delle cospirazioni che avevano costretto lo zio Re Prajadhipok ad abdicare, decise di restare in Inghilterra e si avvicinò al mondo dell'automobilismo. Complice il cugino Prince Chula Chakrabongse, che lo fece debuttare nel 1935 a Riley Imp, Brooklands, nella sua scuderia, la White Mouse Racing, grazie alla quale l'11 aprile 1936 vinse la sua prima gara a Monte Carlo al volante della sua "Bira Blu". Nel corso della sua attività agonistica fra il 1935 e il 1937 ottenne anche buoni risultati ma lo scoppio seconda guerra mondiale gli impedì di proseguire una promettente carriera. Quando la Thailandia venne occupata dall’esercito giapponese, Bira acquistò una casa in Cornovaglia.

Poi si trasferì dapprima a Ginevra e da lì in Francia, abbandonando anche gli studi artistici alla scuola dell'indiano Byam Shaw. A fine conflitto, ricominciò a gareggiare e approdò nella nascente formula uno. Nel 1951 e nel 1952 Prince Bira guidò le Maserati 4CLT/48 della scuderia di Enrico Platé e della Scuderia Siam. Quindi passò nell'Equipe Gordini e nel 1953 fu al volante dapprima della Connaught, quindi di una Maserati A6GCM della Scuderia Milano.  Nel 1954, infine, venne ingaggiato dalle Officine Alfieri Maserati ma dopo pochi gran premi concluse la stagione da privato al volante di una 250F (la stessa che avrebbe dato nel 1957 a Juan Manuel Fangio il quinto e ultimo titolo mondiale).  Il suo miglior risultato fu un 4° posto sul difficile e pericoloso circuito di Bremgarten, nel GP di Svizzera 1950, conquistando 5 punti che lo consegnarono alla memoria eterna. Nel 1955, dopo un successo nel Gran Premio di Nuova Zelanda, Prince Bira si ritirò per dedicarsi agli alianti e alla sua altra grande passione: la vela.

Nelle classi Star, Dragon e Tempest partecipò a ben 4 Olimpiadi, ma non andò mai oltre il 12° posto conquistato a Melbourne nel 1956 nella Star. Ottimo pilota di aerei, Prince Bira percorse la tratta Londra-Bangkok alla cloche di un bimotore Miles Gemini. Amò tante donne e si sposò sei volte. Tornò in Thailandia mantenendo basi europee a Mandelieu (Villa les Faunes) e Cannes (una goletta a tre alberi ormeggiata permanentemente). Per 51 lunghi anni, fino all’avvento in Minardi del malese Alex Yoong, Birabongse Bhanutej Bhanubandh del Siam rimase il solo pilota di F1 proveniente dal sud-est asiatico e tuttora è l'unico pilota thailandese ad aver partecipato al mondiale. Nel cuore sempre vive le immagini delle due partecipazioni alla 24 ore di Le Mans, nel 1939 e nel 1954, con Raymond Sommer e la Aston Martin.

Quel cuore che lo tradì a 71 anni mentre si trovava nella stazione della metropolitana londinese di Barons Court, l'antivigilia di natale del 1985. Nessuno riconobbe in quell'anziano accasciatosi al suolo il vecchio campione Prince Bira. Scotland Yard rinvenne in una tasca del suo abito la foto di un ragazzo (il figlio diciassettenne morto trent'anni prima per un cancro al fegato) e una lettera a lui indirizzata e scritta a mano in lingua thai. Grazie all'analisi dell'Università di Londra si riuscì a risalire all'identità di un vecchio eroe oramai dimenticato. Il Regno Unito gli rese onore organizzando una cerimonia funebre thailandese a Wilmbledon, cremandolo successivamente secondo i costumi buddisti. Incenerendo tutta insieme la storia, la leggenda del principe volante. Un  proverbio siamese dice "Non chiedere alla rosa perché si è schiusa nel tuo giardino". Atipico e unico, non ci domandiamo come Prince Bira sia sbocciato nel giardino della F1, ma come della rosa ne gustiamo il fascino ancora oggi suggestivo e misterioso.

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