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19 ottobre 2013

Formula 1, missione esotica: il business senza confini

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In India, il 27 ottobre, si correrà la 16.a prova del Mondiale di F1 (Foto Getty)

IL GP D'INDIA IN DIRETTA SU SKY . La scelta di località pressoché sconosciute nella compilazione dei calendari dei grandi eventi sportivi ha sempre carattere economico-finanziario. E spesso impongono dei compromessi

di Lucio Rizzica

La scelta di località esotiche o pressochè vergini nella compilazione dei calendari internazionali dei grandi eventi sportivi e sociali, è ben radicata in considerazioni di carattere economico-finanziario più ancora che di settore. Il che spesso invita al sottile compromesso che si raggiunge ottenendo di poter svolgere la manifestazione a patto di mettere in moto meccanismi suggeriti (per non dire imposti) e chiudere un occhio su tutto quello che accade fuori da un circuito, uno stadio, un grand hotel, un centro congressi, un palazzetto.

L'esempio più recente è di un anno fa, quando la Ferrari –con squisita sensibilità- si presentò in India con la bandiera tricolore e lo stemma della Marina Militare in evidenza sul musetto delle rosse e l'India non gradì l’ingerenza sportiva nella vicenda giudiziaria che coinvolge i due marò del Battaglione San Marco Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver sparato a due pescatori al largo delle coste del Kerala, uccidendoli. A quasi due anni da quel  fatto, i due fucilieri italiani sono ancora trattenuti dal governo di New Dheli, la loro vicenda è più ingarbugliata di prima e persino la prossima campagna elettorale indiana potrebbe essere incentrata su un "pasticcio internazionale" che non accenna minimamente a schiarirsi. La sola cosa che appare chiara è che ancora risuona alto il monito lanciato allora dai ministeri di Dehli: "evitare che lo sport diventi vetrina di altre cose".

Si era in presenza di un caso politico e diplomatico che investì anche Bernie Ecclestone, ma i mesi seguenti  non modificano la sensazione che bene avesse fatto allora la monoposto italiana ad agganciarsi alla vita reale. E che qualche manovratore si fosse sentito disturbato. Soprattutto in considerazione del fatto che da allora nulla è cambiato. Fu una scelta coraggiosa quella della Ferrari, generosa e autorevole nello smarcarsi dalla F1 senza etica che spesso emigra in Paesi lontani, senza tradizione motoristica sportiva e dalle vicende interne più o meno discutibili (India, Cina, Abu Dhabi, Bahrein…) in nome del solo business.

Perché altro non è che business investire in nuove strutture e nuovi orizzonti, è business ricevere contributi milionari in cambio del diritto di ospitare una gara, perché è business anche utilizzare manodopera a basso costo, avere poche limitazioni di carattere merceologico sulle sponsorizzazioni, promuovere sviluppo effimero e a periodo limitato in località che diversamente sarebbero escluse dai grandi eventi itineranti. Discorsi che si possono serenamente allargare anche alla MotoGp o alle scelte di giocare un mondiale di calcio in Qatar. Potere del marketing in Paesi che restano difficili tra terreni espropriati, operai sottopagati e senza garanzie, imposizione delle catene "consigliate" per la vendita di prodotti alberghieri o alimentari lo snellimento di procedure burocratiche varie. E' certificato che –al di là di ogni crisi- il giro di affari della Formula Uno cresce di anno in anno. Un merito ascrivibile a Bernie Ecclestone, da 32 stagioni al comando di un grande circo controllato attraverso la Formula One Management Limited.

Sotto la sua guida la F1  è diventata molto meno eroica e molto più redditizia. Dal 2003 ad oggi i ricavi sono più che raddoppiati e secondo gli ultimi report (estate 2013) si è registrato un +108% negli ultimi otto anni, che ha portato ad avvicinare i 2 miliardi di dollari di utile complessivo. I diritti televisivi e le fee pagate dai promoter ospitanti tengono banco e coprono più del doppio dei guadagni provenienti dalle sponsorizzazioni. I contratti con i nuovi circuiti e parte degli "storici" sono arricchiti da clausole che incrementano automaticamente la quota da versare del 10% annuo. Poco meno del 50% dei profitti (il 47,5 circa) è ripartito fra i team, tra i quali quelli più prestigiosi godono di quote aggiuntive di un centinaio di milioni complessivi. Il rimanente 52,5 % spetta a tutte le società facenti parte del Formula One Group, nel cui pacchetto di maggioranza (35,5%) vi sono la famiglia Ecclestone (10%) e Bernie Ecclestone in prima persona (5%). Forse anche per questo Ecclestone non si preoccupa se l’India opterà per un anno sabbatico: alla sua porta c'è la fila di pretendenti organizzatori. D’altra parte il rischio flop a certe latitudini è qualcosa in più che una latente eventualità.

Nel 2014 il Buddh International Circuit salterà un turno, le previsioni di generare turismo, milioni di fatturato e occupare migliaia di persone non sono state tutte rispettate. Secondo le ultime notizie ufficiali, fino ad ora sono stati staccati solo 20mila tagliandi per il gran premio che dovrebbe laureare Sebastian Vettel e la Red Bull campioni del mondo per la quarta volta consecutiva. Poco entusiasmo ma grande fiducia che si potrà bissare il risultato di 65mila spettatori ottenuto un anno fa. Ma anche desolata certezza che forse non tutto è andato come in India si attendevano, contando anche sulla presenza di un team indiano, la Force India, ai nastri di partenza. Dati che tuttavia non toccano la risposta televisiva della Formula 1.

Che resta un grandissimo evento tv e che conferma la bontà della scelta di affidare alla tecnologia il compito di veicolare uno spettacolo entusiasmante e coinvolgente, tanto da rilevare che proprio la passione per le corse e la richiesta di diffusione del grande non inducono alla flessione ma addirittura incrementano il mercato dei diritti e gli indici di ascolto e gradimento. Un successo inversamente proporzionale all’evento in loco. Al punto che per l'India la pausa di un anno –giustificata con cause di carattere politico e di programmazione- giungerà già dopo i primi tre dei cinque anni di contratto sottoscritti con la FOM dalla Jaypee Sports International Limited.

Un anno con le monoposto a sfidarsi altrove e con grande copertura televisiva ma senza motori in pista nel paese delle vacche sacre, nel quale le vacche sono ora solo magre e sempre più forte è forte la spinta dal basso perché il governo indiano torni presto ad occuparsi magari di quelle altre cose che (a parere di saggi poco illuminati) non dovrebbero essere sfiorate dallo sport. Ma che costituiscono invece la vita reale. Fra le quali diritti civili, crisi diplomatiche, norme a tutela delle donne, elezioni interne e povertà. Cosucce…

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