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26 ottobre 2013

L'India e lo sport: un gigante che non sa vincere

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Narain Karthikeyan, uno dei pochissimi piloti che l'India ha regalato alla Formula1, attaccato da Vettel: era il 25 novembre del 2012... (foto Getty)

GP INDIA . Il paese che potrebbe ospitare la festa mondiale di Vettel ha conosciuto nell'ultimo decennio una crescita economica che non si è vista sui campi da gioco. Tra cricket e hockey su prato, viaggio sportivo nella più grande democrazia del mondo

di Roberto Brambilla

Ha 1 miliardo e 200 milioni di abitanti, poco più di 100 milioni in meno della vicina Cina, ma rispetto alla Repubblica popolare ha vinto 1/10 della sue medaglie alle Olimpiadi. L'India, la nazione che ospiterà il sedicesimo appuntamento del Mondiale 2013 è un gigante, per numeri e dimensioni, ma un paese che stenta a entrare tra i grandi dello sport. Tanto cricket, poco calcio. E una tradizione quasi nulla nei motori.


Cricket e hockey: sport coloniali, sport nazionali - Gli inglesi, agli indiani su cui hanno dominato per circa un secolo, non hanno lasciato solo vessazioni. Dagli ex colonizzatori gli abitanti della più grande democrazia del mondo hanno ereditato le passioni, almeno sportive. Come il cricket, in cui il paese ha una lunga tradizione che risale a prima dell'indipendenza. Il primo match della Nazionale indiana fu giocato nel 1928 a Londra e gli “Uomini in Blu” sono i campioni del mondo in carica, dopo il titolo (il secondo dopo quello del 1983) conquistato in Bangladesh nel 2011 e la Indian Premier League è la seconda lega sportiva più ricca del mondo dopo il campionato inglese di calcio. O come l'hockey prato uno degli sport a cui tradizionalmente è associata l'India. La nazionale maschile ha vinto tra il 1928 e il 1980 otto ori olimpici e ha conquistato anche un titolo mondiale. Una fama che complice anche le lotte interne della Federazione sta diminuendo con la Nazionale che ha fallito la qualificazione a Pechino 2008.

Calcio, un illustre sconosciuto - Il più britannico degli sport, cioè il calcio, in India non ha mai attecchito completamente. Nonostante una qualificazione ai Mondiali 1950 (a cui la squadra del subcontinente non partecipò perchè non fu permesso ai loro giocatori di giocare scalzi), un secondo posto alla Coppa d'Asia 1964, la Nazionale è attualmente al 154° posto del ranking mondiale e i tentativi di far decollare la I-League non hanno dato i frutti sperati. Anche se il calcio è diffuso a livello di base con molti indiani che vanno pazzi per il calcio europeo, soprattutto per la Premier League.

Terra di racchette - Uno sport da ricchi che sempre avuto un posto (piccolo) nel cuore degli sportivi indiani. Pochi singolaristi, tra gli uomini Vijay Amritai, due volte ai quarti di finale a Wimbledon e Us Open negli anni Settanta e tra le donne Sania Mirza prima donna indiana nella Top 30, ma una coppia Bhupathi-Paes (quest'ultimo che conquistò un bronzo olimpico nel 1996 nel singolare) capace di vincere 2 Open di Francia e Wimbledon, tra il 1999 e il 2001. Una nazione che è anche riuscita ad arrivare tre volte in finale di Coppa Davis, tre sconfitte tra gli anni Sessanta e Ottanta, una delle quali nel 1974 per essersi rifiutato di giocare nel Sudafrica dell'apartheid. Una tradizione sotto rete che si sta estendendo anche al badminton, dove Saina Newal a Londra 2012 ha conquistato il bronzo nell'individuale ed è seconda nel ranking mondiale.

Olimpiadi, medaglie dagli sport di nicchia – Il paese con meno medaglie pro capite nella storia a cinque cerchi ha la sua piccola miniera nelle discipline meno conosciute. Come la lotta, in cui a Londra 2012 Yoshegwar Dutt e Sushil Kumar hanno conquistato due argenti nella categoria 60 e 66 kg, il sollevamento pesi (da cui è arrivata l'unica medaglia femminile su 20) o il tiro a segno con l'oro olimpico di Abhinav Bindra nel 2008. Anche se la prima medaglia della storia, quando l'India non era ancora ancora indipendente, venne dall'atletica con l'argento a Parigi 1900 di Norman Pritchard, nato a Calcutta e di chiara origine britannica.

Motori: tanti spettatori, pochi atleti - L'India non è una terra dalla grande tradizione nel motorsport. Dal 2011 il paese ospita il Gp di Formula Uno sul circuito di Greater Noida, 50 km a nord di New Delhi, pista che ospiterà dal 2013 anche una gara del Mondiale Superbike. Dal 2008 nella più grande democrazia del mondo ha sede una scuderia di Formula Uno, la Force India, “erede” della Spyker che ha ottenuto l'unico podio del Gran Premio del Belgio 2009 con l'azzurro Giancarlo Fisichella. Una pista, un team e due soli piloti che hanno corso nel Circus, anche se senza molto successo Narain Karthikeyan, 48 Gp e 5 punti in tre stagioni di Formula Uno e Karun Chandhok, 11 gare tra il 2010 e il 2011 con l'Hispania e la Lotus. Indiana, ma solo di nascita, è anche Monisha Kaltenborn, la team principal della Sauber e tra le donne più potenti della Formula Uno. Nata nel 1971, nel nord dell'India, è emigrata in Austria da bambina con la sua famiglia.

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