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27 ottobre 2013

La macchina del Fangio. Seb come l'argentino (e Schumi)

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IL PROFILO. In India è arrivato il poker di Mondiali consecutivi. Il 26enne di Heppenheim eguaglia grandi piloti del passato come l'argentino e il connazionale Schumacher. Ha le corse nel sangue, e dal 2010 anche la macchina più forte

di Lucio Rizzica

Quattro titoli mondiali in quattro anni. Un poker straordinario, riuscito in precedenza a Juan Manuel Fangio prima ancora che a Michael Schumacher. Hai voglia a dire che erano altre epoche, altri tempi. Hai voglia a sottolineare che se hai la macchina più forte allora… Allora niente. Perché qui sopraggiunge l’importanza di chiamarsi Sebastian Vettel e di avere le corse nel sangue.

Fino a diventare il più giovane pilota di sempre ad aver vinto il titolo mondiale, ad aver ottenuto punti, ad averne conquistati di più in una stagione, ad aver vinto un gran premio, a segnare un giro veloce, a conquistare più pole position in un campionato, persino ad essere multato, unico a portare al successo la "cugina" Toro Rosso. Il più giovane sempre, anche a segnare l’inizio –forse- di un regno ancor più lungo e felice.

Vincente sui kart, sulle ruote scoperte, competitivo nelle formule, veloce nei test, a punti in F1 sin dalla gara d’esordio, pluri-iridato 6 anni dopo. Non più esordiente e talentuoso ma campione affermato. Non più raccomandato e strafottente ma uomo da battere. Straordinario in qualifica, unico in gara. Costante, autorevole, al limite della perfezione. Non ancora leggendario, ma quasi. Con le stimmate del predestinato e il sorriso imberbe da eterno ragazzino.

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