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02 novembre 2013

Abu Dhabi, tra emiri e tycoon lo sport è roba da ricchi

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Il circuito di Yas Marina, dove si corre il Gp di Abu Dhabi si trova sull'isola di Yas, a 30 km dalla capitale degli Emirati Arabi Uniti (Foto Getty)

GP ABU DHABI. Gli Emirati Arabi Uniti, sede del terzultimo Gp della stagione , sono poveri di atleti di livello ma ospitano da qualche anno grandi eventi. Tra Gp, tennis e calcio, un viaggio sportivo tra le dune del Golfo Persico

di Roberto Brambilla

Una federazione di sette emirati. Quasi otto milioni di abitanti, di cui solo un quinto possiedono la cittadinanza e un territorio quasi totalmente desertico ma ricco di petrolio. Gli Emirati Arabi Uniti, stato sede del terz'ultimo appuntamento del Mondiale 2013, hanno vissuto un boom economico senza precedenti negli ultimi anni. Tanti dollari, pochi atleti e molti eventi organizzati, ecco lo sport tra le dune affacciate sul Golfo Persico
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Calcio, passione e petrodollari–
il pallone è davvero lo sport più seguito. La Nazionale, nata nel 1972, ha conquistato una qualificazione al Mondiale italiani nel 1990, dove sotto la guida del brasiliano Carlos Alberto Parreira venne eliminata al primo turno, ma si tolse la soddisfazione di segnare un gol alla Germania Ovest poi laureatasi campione del mondo in Italia. Se il presente della selezione nazionale non è roseo, molto di più lo è quello della UAE Football League, il massimo campionato nazionale. Dove negli ultimi anni hanno concluso la carriera campioni del calibro di Fabio Cannavaro e Luca Toni e dove hanno allenato vecchie conoscenze come Diego Armando Maradona (al Wasl) e Walter Zenga. Squadre utili per fare un'esperienza diversa ma che nel 2003 hanno anche vinto, conquistando la AFC Champions League, la Coppa dei Campioni asiatica messa in bacheca dall'Al Ain, team della città omonima. Ma il calcio diventa sinonimo di Dubai ed Emirati quando si va lontano dalla sabbia del Golfo Persico, a Manchester. Dove la società tradizionalmente più proletaria, il City, è in mano alla Abu Dhabi United Group, posseduto dalla famiglia reale Al Nahyan e che ha consentito ai Citizens di vincere il primo titolo dopo 44 anni con l'italiano Roberto Mancini in panchina.

Al Maktoum, il principe medagliato – Se il calcio è una grande passione, il tiro a volo è l'unica disciplina capace di dare agli Emirati una medaglia alle Olimpiadi. A regalare questo traguardo alla piccola federazione non è stata una persona qualsiasi, ma Ahmed Al Maktoum, un membro della famiglia degli emiri di Dubai che a Atene 2004, a 41 anni, si è laureato campione olimpico nel double trap. Un solo alloro, in contro ai 6 che il piccolo paese ha ottenuto alle Paralimpiadi con 9 podi, ben 4 dei quali a Sydney 2000.

Cricket, lo sport degli immigrati– Una delle discipline più tradizionalmente britanniche e seguita dai moltissimi migranti del sud-est asiatico che lavorano a Dubai, ha dal 2005 la sede della Federazione internazionale, prima "di casa" a Londra. E la Nazionale, che ha partecipato alla Coppa del Mondo 1996, è tra le prime venti del Mondo e lo stadio Sheykh Zayed e il Dubai Sports Cricket Stadium ospita i test match anche di altre nazionali, come per esempio del Pakistan.

Rugby e tennis, che tornei negli Emirati – Gli Emirati Arabi Uniti, nonostante manchino di atleti di alto livello sono però soprattutto la sede di grandi eventi. Come il Master 500 che si gioca sul cemento dell'Aviaton Club Tennis Centre di Dubai. Un torneo dal montepremi quasi 2,5 milioni di dollari nato nel 1993 che è stato vinto tra gli altri da Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic tra gli uomini e da Venus Williams e Justine Henin tra gli uomini. Tennis ma anche rugby. Dubai ospita una tappa delle Sevens World Series, circuito internazionale di tornei di rugby a 7.

Emirati e motori, un amore recente – Lo stato sede del Gp di domenica prossima ha sviluppato un feeling recente con l'automobilismo. Nessun pilota emiratino ha mai corso in Formula Uno, uno, Khalid Al Qassimi invece ha partecipato tra il 2007 e il 2011 al Mondiale Rally, non cogliendo nessun podio ma raggiungendo un prestigioso sesto posto nel rally dell'Acropoli nel 2009.

Un ex pilota, il 14 volte campione mediorientale di rally Mohammed Bin Sulayem, è stato deciso decisivo per portare la Formula Uno ad Abu Dhabi. Presidente dell'Automobile Club locale, è stato tra gli organizzatori della Abu Dhabi Race Challenge, una delle corse di endurance più importanti e ora è vicepresidente della Fia. Riuscendo a organizzare a partire dal 2009 a corsa “ a casa sua”. Un Gp sul circuito di Yas Marina, che per alcuni tratti ricorda quello del Principato di Monaco, in cui non ha mai vinsto una Ferrari e in cui Sebastian Vettel si è messo in bacheca le ultime due edizioni.

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