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14 novembre 2013

Stati Uniti, non è un paese per piloti (di Formula Uno)

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Phil Hill è stato il primo pilota statunitense a vincere un Mondiale nel 1961. Dopo di lui ci riuscirà solo Mario Andretti, nel 1978 (Foto Getty)

VERSO IL GP USA. I driver degli States, sede del prossimo Gp , non hanno mai avuto un grande feeling con la categoria regina. Con due eccezioni: Mario Andretti e Phil Hill. Tra flop e qualche successo, ecco la storia dei piloti yankee in F1

Questione di feeling, avrebbe cantato un noto cantante italiano. Tra Formula Uno e piloti statunitensi, l'amore però non è mai sbocciato del tutto. Solo due allori, i titoli mondiali di Phil Hill e Mario Andretti, per il resto tanti piloti discreti che nel Circus, che in questo fine settimana fa tappa a Austin per il Gran Premio degli Stati Uniti, non si sono mai trovati bene. Dalla coppia iridata a Brett Lunger, il racconto di un rapporto spesso difficile.

Andretti, italiano d'America – Il suo nome, o meglio il suo cognome, è sinonimo negli States ( e non solo) di motori. Nato in Istria nel 1940, profugo a Lucca dopo la guerra (qui lavorerà in un'officina meccanica), emigrò a Nazareth in Pensylvania nel 1955. Tredici anni dopo, nel 1968 Mario faceva il suo esordio in Formula Uno con la Lotus. Nella stessa stagione a Watkins Glen, nel Gran Premio di casa otteneva la sua prima pole position, salvo poi ritirarsi in gara. Tra il 1968 e il 1982 corse 131 volte, conquistando dodici vittorie (la prima sulla Ferrari), diciannove podi e un Mondiale, quello del 1978. In quella stagione l'italo-americano della Lotus portò a casa sei successi e ottenne la certezza matematica del titolo nel Gran Premio d'Italia a  Monza. Ma i festeggiamenti non ci furono, perchè sul circuito brianzolo perse la vita il compagno di squadra e amico-rivale Ronnie Peterson.

Phil Hill, uno yankee in rosso – Il pilota di Miami, ma cresciuto in California, è l'unico nato nel territorio degli Stati Uniti a laurearsi campione del mondo. 51 Gp in 8 stagioni (tra il 1958 e il 1966), venne ingaggiato sul finire della sua prima stagione nel Circus da Enzo Ferrari. Con il Cavallino conquistò le sue tre vittorie in Formula Uno (è il pilota iridato con meno successi in carriera insieme al britannico Mike Hawtorne) e il Mondiali nel 1961. E come Mario Andretti lo vinse in Italia e come il connazionale non potè strappare lo champagne, perchè in quella gara morì Wolfgang von Trips che con la sua Ferrari travolse e uccise 15 spettatori.

Gurney, Ginter, Revson, buoni piloti senza fortuna – Tra i 19 piloti Usa che hanno corso almeno 10 gare in Formula Uno (escludendo dunque chi ha corso negli Anni Cinquanta solo la 500 Miglia di Indianapolis, allora valida anche per il Mondiale) solo tre hanno vinto almeno un GP. Il primo, Dan Gurney, è famoso sia dentro che fuori la pista. E' l'unico pilota ad aver vinto il primo Gp della storia di tre scuderie diverse (Porsche, Brabham e Eagle) e il primo ad aver utilizzato lo champagne per festeggiare sul podio. Il secondo Richie Ginter fece il suo debutto in Formula Uno con la Ferrari nel Gp di Monaco del 1960, cogliendo in sette stagioni nel Circus 14 podi e una vittoria del Gran Premio del Messico 1965, precedendo il connazionale Gurney. Il terzo Peter Revson terminò tragicamente la sua carriera mentre era in piena ascesa. Dopo il quinto posto iridato nella stagione 1973 con due vittorie, morì durante i test sul circuito sudafricano di Kyalami nel marzo 1974.

Cheever e Lunger, il più presente e l'eroe – Tra i piloti Usa due non hanno vinto nemmeno una gara, ma sono passati alla storia. Eddie Cheever per essere diventato lo yankee con più Gp nel Mondiale di Formula Uno (132 con 9 terzi posti), Brett Lunger, 3 stagioni nella classe regina e zero punti, per un atto di coraggio. Quello nel 1976, l'allora pilota del team di John Surtees compì durante il Gp di Germania, quando insieme a Harald Ertl, Arturo Merzario e Guy Edwards salvò la vita a Niki Lauda,

Scott Speed e Alexander Rossi, l'ultimo e il prossimo (forse) – Un pilota Usa in griglia manca da sei anni, dall'ultima gara disputata dal californiano Scott Speed (era il Gp d'Europa 2007) con la Toro Rosso, primo americano a 13 anni da Michael Andretti a gareggiare in Formula Uno. Per lui 20 gare tra 2006 e 2007 e al massimo un nono posto a Monaco. Un digiuno a stelle e strisce parzialmente rotto da Rossi, terzo pilota della Caterham che nel Gp di Spagna 2012 ha guidato la vettura della scuderia anglo-malese nella prima sessione di libere.

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