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14 aprile 2014

Squalifica Ricciardo, Red Bull: "Tutta colpa del sensore"

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Daniel Ricciardo e la Red Bull rivendicano il secondo posto negato al Gp d'Australia (Foto Getty)

Dopo l'esclusione del pilota australiano al termine del GP di Melbourne , la scuderia austriaca si è presentata davanti alla Fia reclamando il secondo posto conquistato in gara. La posizione del team, che accusa un sensore, conoscerà martedì il verdetto

"Il sensore era inaffidabile, ridateci i punti". La Red Bull si è presentata davanti alla Corte d’appello della Federazione internazionale (Fia) per rivendicare il secondo posto sottratto a Daniel Ricciardo nel GP d’Australia, primo appuntamento del Mondiale 2014. Il pilota australiano è stato cancellato dall’ordine d’arrivo per consumo eccessivo di carburante (oltre la soglia di 100 chili per ogni ora di gara).

Prove di riduzioni consumo
- In aula la Red Bull ha ammesso che Ricciardo non avrebbe mai potuto raggiungere il secondo posto se avesse tenuto conto delle indicazioni del sensore. Durante il Gp, il team è stato avvertito da Fabrice Lom, responsabile dei sistemi di propulsione per la Fia, sui problemi relativi al consumo eccessivo. La squadra ha provveduto a ridurre il limite tra l’ottavo ed il sedicesimo giro, constatando un netto calo delle prestazioni: “Quando Lom ci ha detto che stavamo usando troppo carburante, non eravamo d’accordo”, ha detto Adrian Newey, direttore tecnico del team iridato. “Nessuna squadra vorrebbe ritrovarsi in una controversia per poi doversi difendere. Anche se non si è d’accordo, ci si adegua: è quello che abbiamo fatto. E’ risultato evidente, però, che se avessimo proseguito su quella linea avremmo finito per perdere posizioni”, ha aggiunto Newey.

I problemi del sensore - Il sensore della discordia, secondo la Red Bull, avrebbe creato problemi già a partire dalle prove del venerdì, fornendo dati completamenti diversi nei giri caratterizzati sempre dallo stesso assetto della monoposto. L’impiego di un secondo sensore nella giornata di sabato si è rivelato non risolutivo, vista l’assenza di segnali inviati, e la Fia ha ordinato al team di tornare al primo strumento. In gara, ha spiegato Newey, il rebus si è presentato di nuovo: “Verso il 38.0 giro” il consumo di carburante “è passato di colpo dall’1,3% all’1,8% e dal nostro punto di vista era completamente inspiegabile”. Davanti a tali incongruenze, la Red Bull ha scelto di affidarsi ai dati in proprio possesso, che non evidenziano alcuna violazione regolamentare. Tale posizione è stata contrastata dal legale della Fia, Jonathan Taylor: nessuna squadra, ha detto “può scegliere” strumenti e regole. In aula, come testimone interessato, anche il team Mercedes. La scuderia tedesca, che sta dominando il Mondiale e punta a detronizzare la Red Bull, ha schierato il legale Paul Harris, che ha difeso l’affidabilità dei sensori della Fia e messo in discussione, invece, la correttezza dei dati registrati dagli strumenti dei rivali.

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