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24 maggio 2014

Tecnica e coraggio, cosa può essere decisivo a Monaco

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Il circuito cittadino di Monaco è lungo circa 3,4 km e presenta una serie di curve lente, tra cui una da percorrere a poco meno di 50 km/h (Foto Getty)

La gara di Montecarlo, sull'ultimo circuito davvero cittadino del Mondiale , è un banco di prova più che per le vetture per l'abilità del pilota. Tra gomme e “rischi calcolati”, la spiegazione del tracciato del Principato

a cura di Roberto Brambilla e Fabiano Vandone

Una gara a sé. Per tante ragioni. Anche perchè sulle strade del Principato, oltre ad avere un buon mezzo, conta soprattutto la capacità e il coraggio del pilota. E basta leggere l'albo d'oro del GP di Monaco. Senna, Prost, Schumacher, Lauda, solo alcuni dei vincitori a Montecarlo. Ma anche se l'abilità dei driver è fondamentale alcuni aspetti tecnici rimangono importanti. Ecco cosa può essere decisivo sulle strade di Montecarlo.

Alto carico aerodinamico e obiettivo guidabilità – Sul tracciato di Montecarlo, 3,4 chilometri praticamente senza veri e propri rettilinei, l'assetto della vettura è improntato ad aumentare il più possibile la deportanza, cioè la forza che “spinge” le monoposto verso l'asfalto. Più downforce e più aderenza all' asfalto per consentire di ridurre il sottosterzo e il sovrasterzo.

Lo scopo degli ingegneri è quello di mettere a disposizione dei piloti più che una vettura che abbia alte velocità di punta (a Montecarlo è importante soprattutto la corretta erogazione della potenza del motore ibrido) una che sia il più guidabile possibile, soprattutto per le caratteristiche del circuito. Un maggiore controllo della vettura che deve essere garantito anche con la massima stabilità dell'impianto frenante per assicurare il miglior ingresso possibile in curva. Con l'incognita del funzionamento del brake by wire, il sistema elettronico di controllo della frenata posteriore.

Fattore gomme e asfalto scivoloso –
Nel GP di Monaco 2014 la Pirelli ha fatto esordire le Supersoft, la mescola supermorbida, contrassegnata dalla banda rossa. A Montecarlo, a differenza di altri circuiti il grande “nemico” non sono le temperature ma la particolare conformazione di pista e dell'asfalto del Principato. Le curve lente (addirittura da percorrere a 45 all'ora) e le accelerazioni brusche, senza alte velocità di punta, aumentano insieme all'azione del motore turbo il pattinamento della vettura. E visto che non ci sono curve in "appoggio" sarà fondamentale mantenere la gomma alla corretta temperature d'esercizio con un stile di guida costante.

A complicare la gara per gli pneumatici anche il fondo stradale dei 3,4 chilometri di tracciato è tra i più ostici del Mondiale. Scivoloso, pieno di tombini, con strisce verniciate e con difficoltà di gommatura. E poi c'è il fattore imprevedibilità. Per il tipo di circuito a Monaco ogni strategia di gara e di pit stop è in divenire. Con tempo, incidenti ed errori che hanno il potere di stravolgere ogni piano prestabilito.

Coraggio e calcolo, questo è Montecarlo – A Monaco guidare una Formula 1 è diverso non solo per il tracciato. A Montecarlo per vincere bisogna rischiare, più che in ogni altro GP della stagione. Entrare più veloce nelle curve cieche e stare attenti alla perdita di aderenza all'uscita dalle curve lente, queste potrebbero essere le chiavi. Con unica avvertenza: non sbagliare. Perchè la minima imprecisione di guida e il conseguente errore possono segnare la gara.

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