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11 giugno 2014

Montréal incorona Ricciardo, italiano d'Australia

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Il GP del Canada nelle mani di Ricciardo: il leader della classifica Rosberg resta dietro (Foto Getty)

Dopo la prima gioia Mondiale , ottenuta nel settimo appuntamento della stagione , il pilota australiano della Red Bull entra di diritto nella storia della Formula 1. E ora il trono di Vettel comincia a vacillare...

di Lucio Rizzica

Il vero grande vincitore del Gran Premio del Canada è stato Daniel Ricciardo e il suo successo è stata l’ennesima conferma della bontà del Red Bull Junior Team Program, una sorta di accademia automobilistica nata nel 2005 e affidata a Helmut Marko con lo scopo di supportare e allenare giovani talenti nel loro cammino verso l'approdo in Formula Uno, meglio se al volante proprio di una Red Bull Racing. Una fortunata sorte, ottenere il sedile in F1, già toccata a Vettel e anche a Vergne e Kvyat (Toro Rosso), oltre che all'australiano. Da oggi, però, Ricciardo ha una marcia in più e sarà il nuovo modello di riferimento degli altri pilotini in rampa di lancio con l'RBJTP: Blomqvist, Da Costa, O’Keeffe, Visser, Sainz Jr.

Col successo in Canada Ricciardo è diventato il nuovo eroe di Perth, che fin qui era nota soprattutto per aver dato i natali al povero Heath Ledger, ma anche il nuovo idolo di Ficarra, in provincia di Messina e simbolo di riscatto della Calabria più profonda, giacchè papà Joe ha origini siciliane e mamma Grace radici ben più lontane, calabresi.

Approdato nel team di Chris Horner con la piena investitura del connazionale Mark Webber del quale ha preso il posto, Ricciardo nel box ha subito contagiato tutti con la sua grande allegria, il largo sorriso e la istintiva spensieratezza che sposano l’aggressività, la caparbietà e la velocità evidenti quando è in pista.

Passato con disinvoltura dai kart alle Formula Ford, alla Formula BMW, Daniel Ricciardo ha in poco tempo impressionato tecnici e addetti ai lavori, che hanno fatto a gara per scommettere sulle sue qualità. Un azzardo calcolato, specie dopo le esperienze in Formula Renault 2.0, Formula 3 e soprattutto World Series, in cui ha sfiorato il titolo a Barcellona, dopo un duello d'altri tempi sotto la pioggia vinto dal russo Aleshin.

Collaudatore con la Toro Rosso, titolare in HRT, infine in Toro Rosso fino al salto in Red Bull, Ricciardo ha sempre ben impressionato. E quest'anno ha spesso fatto mangiare la polvere a Sebastian Vettel, quattro volte campione del mondo, irriconoscibile e perdente nel confronto con il giovane team-mate.

Ora il nome del giovane australiano è entrato nella storia della F1. Ha vinto un Gran Premio, ha spalancato il sorriso sotto al nasone imponente, ha commentato il successo nel suo slang calabro-siculo-australiano e spalancato gli occhi da figlio di emigranti. Occhi che nascondono un passato lontano e un fondo di orgoglio nel sentirsi anche un po' italiano, pure se il cuore batte per il Continente Nuovo. Con l'umanità e l'umiltà di chi sa di non dover ringraziare nessuno e il compiacimento di chi sente intorno l'affetto dell'intero paddock, che un po' soffriva del martellamento sistematico del tedesco volante, bruscamente atterrato sul pianeta dei secondi.

Già, perché Vettel, che pure lo ha festeggiato appena tagliato il traguardo, ora in squadra è un po' un numero uno dimezzato. Un Ricciardo così e in rampa di lancio è pronto a sconvolgere persino gli equilibri futuri del team e del mercato piloti. Ipotesi molto meno surreale del suo recente trionfo canadese.
Tifosissimo di Ayrton Senna, con le corse nel sangue, Ricciardo ha dunque scritto una pagina nuova e aperto un nuovo capitolo della F1. Al suo primo test in F1 sembrava un bambino al parco giochi, sorrideva, gli occhi luccicavano, sentiva di essere a un passo dal mondo che desiderava per sé. Ora quel mondo lo conosce molto bene, conosce amici e nemici, li batte tutti. E' finalmente padrone della sua splendida avventura. E il bello e che tutto questo è solo l'inizio.

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