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25 giugno 2014

Se l'inquietudine si infiltra nella Formula 1...

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Fernando Alonso a testa bassa: la Ferrari continua a deludere (Foto Getty)

Dopo otto gran premi, tre piloti di altrettante scuderie si ritrovano accomunati dalla stessa insofferenza. L'unico a sorridere è Nico Rosberg, sempre più leader del Mondiale

di Lucio Rizzica

Prima o poi, sempre, le insofferenze vengono a galla. Quando meno te lo aspetti. Anche in Formula 1. Perché a volte a furia di aspettare ed essere concilianti ci si rende conto che le cose, nonostante la buona volontà, non vanno affatto nella direzione desiderata. E magari ci si sente pure un po' stupidi. Al Red Bull Ring, molte coppie sono un scoppiate, o per lo meno hanno dato segni evidenti di scarsa reciproca sopportazione. Per i motivi più disparati.

In casa Mercedes, ad esempio, dove Rosberg continua a vincere e Hamilton (che qualcuno già pensa prossimo a cambiare scuderia) morde il freno, è roso dai dubbi, al punto da chiedere continuamente conferme sulle pari opportunità che la squadra gli riserva nei confronti del suo team-mate. Un segnale chiaro che Lewis è a due passi dal fuori giri mentale e che comincia a non fidarsi più molto di chi lo circonda. Hamilton ha mostrato di essere nervoso per tutto il week-end, ha sbagliato tanto, ma nonostante una eccellente partenza stare dietro a Nico gli è pesato. Infatti, a fine gara, i due si sono ignorati. E l'idea di prendere sberle dal compagno di squadra anche a Silverstone, a casa sua, manda in tilt Lewis.

Anche in Ferrari il coperchio rischia di saltare via dalla pentola. Perché nonostante l'arrivo di Kimi Raikkonen, l'uscita di Stefano Domenicali, l'arrivo di Marco Mattiacci, la Rossa ancora non riesce a vedere concreti progressi e Alonso scalpita. Proprio lo spagnolo dice di essere stanco dei complimenti che riceve dopo ogni gara, che vorrebbe più trofei e meno rispetto, che il ritardo tecnico (motoristico) dagli avversari è di fatto incolmabile, che continuare a salvare la baracca in attesa dell'ennesimo ‘prossimo anno’ è dura e scarsamente soddisfacente. Specie se al team-mate ne accadono più del dovuto, se mancano i suoi guizzi, se i gap e gli handicap sono superiori ai motivi di ottimismo a metà stagione.

In Williams, infine. Dove Massa non si sente soddisfatto nonostante vada come una scheggia e si sia scrollato di dosso l'eterno ruolo di secondo pilota, le paure del dopo Ungheria 2009, la scarsa autostima che lo aveva condizionato nelle ultime stagioni in rosso. Effettivamente centrare la pole al sabato e poi perdere tre posizioni al pit stop in gara senza un perché che giustifichi l'errore di strategia del team, finendo la corsa dietro a Bottas (terzo e sul podio), non è un motivo per sentirsi felici. Al di là della FW33 che cresce e dell’assenza di ombre ingombranti che finalmente lo alleggeriscono di un bel fardello.

Come descriveva Fernando Pessoa, capita che a volte si insinui forte nell'animo l'inquietudine, ovvero il desiderio di fuggire. Fuggire da ciò che si conosce, da ciò che è proprio, da ciò che si ama. Partire verso un luogo qualsiasi che non sia quel luogo nel quale si susseguono quotidianamente sempre gli stessi volti, le stesse abitudini. Ecco, Hamilton, Alonso e Massa ora si sentono un po’ inquieti, costretti  come sono a coabitare, attendere, sopportare. E a gente col piè veloce, piloti che combattono ogni millesimo come fossero in piena carica dei 600 a Balaklava, non si può chiedere di temporeggiare in eterno.

L’inquietudine altro non è che il sottile filo che separa insofferenza e intolleranza. Poi arriva la deflagrazione. E si scrive una storia nuova…

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