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29 giugno 2014

Meccanico per un giorno: "Nel garage della Marussia"

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Antonio Boselli, inviato Sky e meccanico per un giorno alla Marussia

IL REPORTAGE . Antonio Boselli, inviato Sky Sport a bordo pista, racconta la sua esperienza al servizio delle monoposto di Max Chilton e Jules Bianchi in occasione degli ultimi collaudi. I retroscena, le curiosità e le immagini

di Antonio Boselli

Camminando su e giù dalla pit lane, scrutando nei box durante le sessioni di gara e nei test ci sono gesti, procedure, sincronie nei box di Formula 1 che mi hanno sempre affascinato. Come fa un team di 50-60 persone a lavorare in spazi ristretti, in tempi rapidissimi tutti con lo stesso obiettivo ovvero far andare veloce una macchina di F1? L'unica cosa da fare, per avere una risposta, era vestire i panni da meccanico e vivere per un giorno in un box. Questa opportunità me l'ha data la Marussia, un team piccolo, non certo dalle grandi finanze ma pieno di orgoglio e di passione per uno sport tanto bello quanto crudele.

La mia giornata - Inizia presto con una colazione molto "british" con uova e pancetta. Seduto con me Jules Bianchi – pilota della Marussia e della Ferrari Driver Accademy – che non scenderà i pista in questa giornata di test. E' il turno di Max Chilton ma Jules vuole assistere da vicino il lavoro del collega, un esempio di grande professionalità e non sarà l'unico nel corso della giornata.

Le sensazioni - Per essere ancora più integrato nel lavoro ricevo radio e cuffie per ascoltare tutte le comunicazioni. E' una sensazione bellissima, poter ascoltare pilota e ingegnere, dal vivo, senza filtri. Fatti i primi check di controllo, vengo catechizzato da Dave O'Neall il team manager della Marussia. Le mansioni che mi spettano sono: la pulizia di gomme e cerchi, la riparazione di alcuni componenti in carbonio, controllo cambio e power unit, refuelling, pulizia macchina e pit board al muretto. Insomma la giornata è lunga ma veramente interessante, soprattutto voglio capire la differenza con i top team e non è difficile capirlo: ogni membro del team svolge almeno 3-4 mansioni contemporaneamente mentre nei team più grandi c’è una maggiore specializzazione tra i meccanici e ingegneri.

Retro-box - Anche qui, lavorando sul carbonio si colgono le differenze: un team come la Marussia non ha le risorse per avere pezzi nuovi ogni gran premio. Deve fare di necessità virtù, pulendo e levigando il fondo delle macchine. Ce ne sono 5 a inizio stagione e 5 devono arrivare alla fine nelle migliori condizioni perché ogni imperfezione sulla superficie sono centesimi di secondo che si perdono in pista. Quindi, testa bassa e via con la fresa per far tornare i pezzi allo splendore originale. Discorso analogo per i pezzi da riparare, con le pelli di carbonio si lavora tagliando e modellando come dei moderni artigiani.

Chi fa cosa - Nel frattempo la giornata va avanti, ci sono gli ingegneri che continuano a controllare i dati della telemetria, i motoristi Ferrari che coccolano le Power Unit, i cuori delle monoposto, ci sono le ragazze dell'hospitality che sfornano pranzi e cene per decine di meccanici affamati. Ci sono gli uomini della comunicazione Tracy Novak e Luca Colajanni che promuovono le attività della squadra. Ci sono i meccanici che aggiustano, lavano, montano e smontano. E poi ci sono i piloti, Max e Jules che devono finalizzare il lavoro della squadra. Infine ci sono anche io che guardo e osservo questa macchina umana, piccola certo ma determinata a lasciare un segno in una Formula 1 dominata dai giganti.

Il lavoro paga - E ce la fanno gli uomini della Marussia perché alla fine della giornata, anche per un'uscita fortunata con le slick su una pista quasi asciutta, Max Chilton balza in testa alla classifica dei tempi davanti alla Mercedes, alla Ferrari, alla Red Bull. E' la prima volta per questo team e nel box scoppia un applauso degno di una pole o di una vittoria. Ed è giusto così perché per loro questa è una vittoria. Sono ancora ignari che dopo dieci giorni conquisteranno i primi punti della loro storia, un risultato eccezionale per una grande squadra che, non vi nascondo, sento anche un po' mia.

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