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24 luglio 2014

"Idovel érik a gyümölcs", i frutti maturano col tempo…

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Zsolt Baumgartner uno dei quattro piloti ungheresi più famosi (Getty)

Quattro sono i piloti ungheresi ricordati dalla storia per le loro imprese sportive: Ferenc Szisz, vincitore nel 1906 della prima storica edizione del Gran Premio di Francia a Le Mans, László Hartmann, Zsolt Baumgartner e Norbert Michelisz

di Lucio Rizzica

Le pietre sparse lungo le strade polverose e deserte della provincia di Békés, oggi molto diverse e più trafficate rispetto al passato, potrebbero forse raccontare la storia del più grande pilota automobilistico ungherese di sempre, Ferenc Szisz, vincitore nel 1906 della prima storica edizione del Gran Premio di Francia a Le Mans, ricordato ai posteri da un lucido monumento che campeggia all’ingresso del circuito dell’Hungaroring, alla periferia di Budapest. Un successo ottenuto in coppia con il meccanico Marteau alla media di 101,2 km/h. Szisz divenne allora un mito per molti, ma forse non proprio un punto di riferimento per chi sarebbe venuto dopo di lui. L’Ungheria non è mai stata un vero e proprio Paese da corsa, non sono poi molti i nomi per i quali valga spendere alla voce professione la qualifica di pilota.

Negli anni in cui Sisz spopolava sulla sua fiammante Renault Grand Prix 90cv, un altro uomo coraggioso e sprezzante del pericolo sognava di sfrecciare - si fa per dire - sui tracciati delle formule nel periodo precedente alla seconda guerra mondiale: László Hartmann. Hartmann, a differenza di Szisz, non senbrava avere particolari doti alla guida quando prese la patente, ma ben presto si affermò nelle competizioni in salita e sui circuiti locali alla guida di una Hupmobile privata, mantenuta fino all’acquisto di una Bugatti 37A con cui fece molto bene in tutta Europa, al punto da convincere l’azienda a fornirgli saltuariamente una Bugatti T51 più competitiva e performante.

Hartmann non fallì l’appuntamento della sua vita e al volante della nuova automobile vinse per due volte consecutive la scalata di Guggenberg. La sua fama crebbe di molto e dal 1935 partecipò alle gare internazionali con una Maserati 8CM dipinta con i colori nazionali magiari. Ereditando nel 1937 la 6C 34 che era stata di Tazio Nuvolari e ottenendo un vero e proprio ingaggio come pilota semiufficiale. 

Negli anni duemila l’Ungheria sbarcò finalmente in Formula Uno, non solo come tappa in calendario ma anche grazie alle prestazioni di un pilota locale, Zsolt Baumgartner, che debuttò nella massima categoria automobilistica proprio sulla pista di casa, nel 2003, al volante di una gialla Jordan, di cui era terzo pilota: ma in quei giorni un brutto incidente al titolare del sedile, Ralph Firman, gli spalancò le porte della felicità e gli permise di intraprendere comunque una breve e poco luminosa carriera, alla guida l’anno successivo di una Minardi: Baumgartner non andò mai oltre il nono posto di Montecarlo e l’ottavo a Indianapolis ma divenne pur sempre il primo pilota dell’est europeo a ottenere punti in F1.

Qualche anno dopo la Renault Clio Cup festeggiò il successo di Norbert Michelisz, che nel 2007 ottenne il suo miglior risultato in carriera attraverso il quale ottenne di gareggiare nel campionato del mondo Turismo 2008. Michelisz ancora non sapeva che nel novembre 2012 gli sarebbe toccato l’onore di vincere nel WTCC il Trofeo Yokohama, campionato riservato ai piloti privati, con il team Zengő Motorsport, che resta tutt’ora il punto più alto mai raggiunto nella storia motoristica ungherese. Chi si accontenta, in fondo gode, ma per crescere servono pazienza e tempo, tanto tempo.

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