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02 ottobre 2014

Suzuka tra tornanti e curve veloci: un GP per veri samurai

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Domenica il GP del Giappone: impossibile non cedere alla tentazione di associare i piloti ai mitici samurai (Foto Getty)

Il tracciato giapponese, anche grazie ai suoi rettilinei, è uno dei più completi del Mondiale . Un mix che mette alla prova motore, gomme e piloti che dovranno essere veloci e bravi a risparmiare gli pneumatici

di Roberto Brambilla e Fabiano Vandone

A Suzuka non si vince per caso. Qualche volta per fortuna. Il circuito giapponese, da dove riparte il Mondiale 2014 è uno dei tempi della Formula 1 e del motorsport. Venticinque edizioni, tante emozioni e un tracciato praticamente unico. Ecco com'è e cosa servirà per conquistarlo.

Di tutto un po'- Il disegno della pista di casa Honda, inaugurata nel 1962, non si fa mancare nulla. Quasi sei chilometri (5.807 metri) dove i piloti potranno trovare un mix affascinante e originale. Curve di tutti i tipi, dai tornantini ai passaggi ciechi con una sequenza di 5 curve, dopo la parte iniziale, in cui sbagliarne una significa compromettere la percorrenza delle altre. E poi due rettilinei da fare "in pieno" e alcune variazioni altimetriche che rendono difficile l'entrata in curva e la tenuta della monoposto con le vetture che senza asfalto sotto le ruote hanno tendenza a "decollare".


(Foto Getty)

Motore da massima potenza –
A Suzuka, la power unit lavorerà per buona parte del giro al massimo (più del 60% soprattutto nella seconda parte del tracciato) e oltre al motore termico avrà un ruolo fondamentale la parte ibrida. Efficienti dovranno essere i cicli di carico e scarico della batteria e per andare forte sarà molto importante un'erogazione ottimale dei 160 cv del motore ibrido.

Che stress le gomme! - Per la sua conformazione tortuosa il circuito di Suzuka usura particolarmente le coperture Hard e Medium fornite da Pirelli. Con forze laterali che alla curva 1 raggiungono i 900 Newton, il carico di energia più alto di ogni altro punto del Mondiale. A peggiorare la situazione degli pneumatici anche l'asfalto abrasivo della pista. La grande sfida per i tecnici sarà quella di dare ai piloti una monoposto con un telaio che consenta di ridurre al minimo la perdita di aderenza e il conseguente sotto e sovrasterzo, "fatale" per la tenuta delle gomme.

Aerodinamica: alla ricerca del compromesso – Il disegno “misto” del tracciato giapponese porta gli ingegneri a mettere in pista una vettura con un carico aerodinamico medio, che privilegi la deportanza (la forza che tiene attaccata la monoposto al suolo) ma che non penalizzi troppo le velocità di punta in rettilineo.

Guida, velocità e “pulizia” - Suzuka è una sfida affascinante per molti piloti. Per vincere però non serve solo essere veloci nel tracciato “made in Honda”, ma essere anche bravi nella gestione delle gomme. Guidare in maniera pulita, evitando il più possibile sotto e sovrasterzo, consentirà di conservare gli pneumatici e guadagnare quei giri che potrebbero essere decisivi per il successo finale.

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