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05 ottobre 2014

Sicurezza in F1: quando si parlava di protezione frontale

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IL VIDEO. L'incidente di Bianchi porta di nuovo alla ribalta il tema dell'incolumità in pista: le monoposto hanno misure di copertura sulla parte laterale-posteriore ma non su quella anteriore. Il tema era stato affrontato nel 2011

Si torna a parlare di sicurezza in Formula 1. Inevitabile dopo l'incidente che ha coinvolto Jules Bianchi, pilota francese della Marussia, finito sotto un mezzo di sicurezza che a bordo pista stava riumuovendo un'altra vettura (la Sauber di Sutil). Le monoposto attualmente impegnate nel Mondiale hanno misure di protezione sulla parte laterale-posteriore (roll-bar) ma non su quella anteriore. Come spiegato nel video da Fabiano Vandone, la Fia nel 2011 aveva predisposto dei test per valutare la possibilità di applicare capsule sull'abitacolo a ulteriore tutela del pilota: una aperta, l'altra chiusa.



Il primo modello- L'immagine precedente è la ricostruzione grafica del primo tentativo fatto dalla Fia nel 2011 per installare una capsula semiaperta e di derivazione aeronautica sull'abitacolo delle vetture di F1. Ma questo modello non forniva i valori di resistenza richiesti.

Il secondo modello -
Un tentativo successivo, come invece mostra la foto in basso, prevedeva l'applicazione di una capsula interamente chiusa, anch'essa di chiara derivazione aeronautica (tipica dei caccia); questa possedeva gli standard richiesti dalla Federazione, ma è stata bocciata. Uno dei motivi è il pericolo congelamento dell'abitacolo causato dalla rottura dell'estintore. Ad essa è poi connessa la possibilità di ustione per congelamento del pilota.


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