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23 novembre 2014

Rosberg, finale amaro: doppiato da Lewis e addio al sogno

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Nico Rosberg, vicecampione del mondo di Formula 1 (Foto Getty)

Il tedesco è il grande sconfitto del campionato: ad Abu Dhabi la sua Mercedes si piazza soltanto 14ma dopo un Gp condizionato da un guasto. Nico però non si ritira e chiude con onore. Ha perso, ma la sua è stata una stagione strepitosa

di Francesco Giambertone
Nico Rosberg ha perso il Mondiale proprio quando si era illuso di poterlo vincere. Non ad Abu Dhabi ma a Spa, in Belgio, tre mesi fa esatti. Quando la stagione è svoltata sì, ma non nella direzione che il tedesco e tanti altri avevano creduto. Quando al termine del rettilineo Kemmel Nico ha buttato fuori Lewis Hamilton facendogli esplodere la gomma con l’ala anteriore, ha firmato la sua condanna al secondo posto. E pensare che allora comandava lui la classifica Mondiale, con una sola vittoria in meno del compagno, ma con 29 punti in più, grazie a una strepitosa costanza in gara. È lì che l’inglese gli ha giurato guerra. E per Nico non c’è stato più niente da fare.

Dopo quella manovra incosciente, che ha rovinato i rapporti tra i piloti Mercedes e ha attirato tante (forse troppe) antipatie su Rosberg, fischiatissimo poi a Monza, l’inglese è diventato semplicemente imbattibile. Italia, Singapore, Giappone, Russia e Usa: Hamilton sempre sul gradino più alto, e Nico lì accanto a sorridere, con la consapevolezza che, nel frattempo, il titolo gli stava sfuggendo dalle mani. Non è bastato tornare a vincere a Interlagos, né andare a punti più volte del compagno (grazie a un ritiro in meno: 2 contro 3), e nemmeno piazzarsi davanti a tutti per 11 volte in qualifica, quattro in più del fresco (bi)campione del mondo.

No, per vincere il Mondiale Nico avrebbe avuto bisogno di un pizzico di esperienza in più ad altissimi livelli, per gestire il talento rabbioso del compagno e anche per ottenere di più dalla propria supremazia in qualifica: appena cinque vittorie, meno della metà di Hamilton. Nonostante un finale triste ad Abu Dhabi, la sua resterà una stagione meravigliosa, la più bella di una carriera fatta di 9 anni in Formula 1 che gli avevano regalato al massimo un sesto posto nel campionato, prima di oggi.

Ma al tedesco rimarrà il rimpianto di aver ritratto gli artigli dopo aver colpito, di aver accettato troppo docilmente la rimonta poderosa di Hamilton dopo essere stato in testa alla classifica per 12 Gp contro 7. Pur senza sentirsi una seconda guida, Rosberg a 29 anni deve ora fare i conti con il futuro prossimo: bene che vada, nel 2015 la Mercedes gli ridarà una macchina fortissima come questa. Ma al volante accanto al suo ritroverà lo stesso Hamilton che gli ha tolto il titolo proprio quando si era illuso di poterlo fare suo.

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