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22 aprile 2015

Guai a perdere Monza: c'è in gioco la storia della Formula1

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Monza in bilico: manca l'accordo per il rinnovo tra i vertici e gli organizzatori del GP (Foto Getty)

"Dobbiamo aspettare e vedere. Non è ancora stato trovato un accordo": queste le ultime parole di Ecclestone, che ha confermato il rischio di vedere scomparire dal calendario il GP d'Italia. Ecco i motivi per cui è doveroso trovare una soluzione

di Simone Galdi
"Cara Monza, sei fuori". Se Bernie Ecclestone dicesse davvero, definitivamente, questa frase, sarebbe un colpo durissimo per il prestigio dell'automobilismo italiano. Ma cosa accadrebbe al calendario del Mondiale di F1?
La considerazione è semplice: nessun evento, come il Gran Premio d'Italia, riesce ad unire entusiasmo popolare e tradizione, passione automobilistica e importanza storica. Una vittoria a Monza, un podio, una pole, hanno davvero un sapore speciale, diverso, rispetto a risultati simili ottenuti su altri circuiti. Vale per i piloti, vale per i team, vale per i tifosi.

Eppure, l'ipotesi di non vedere più Monza in calendario è concreta, ancor più concreta dopo la cancellazione della tappa tedesca (con la Mercedes al top in campionato, figurarsi). I cosiddetti "Tilkodromi", i circuiti di ultima generazione, spesso insieme a scenari esotici restituiscono contenuti sportivi mediocri. Prova ne sia il primo Gran Premio di Russia, corso nel Parco Olimpico di Sochi, al cospetto del presidente Putin: più importante l'evento simbolico, lo sbarco della F1 nel Paese, dello spettacolo in pista.

Guardiamo ad altri circuiti: Singapore, Abu Dhabi, lo stesso Bahrain. Scenari interessanti, spettacolo ad anni alterni. Una costante sensazione: quella di correre non in nazioni nuove, ma in nuove galassie. Laggiù nell'iperspazio, dove il motorsport non era mai stato di casa, ma di casa lo è diventato, a suon di dollari.
Ci si chiede: è tutto qui? "Mister E" non la pensa così, ovviamente. "Abbiamo buoni rimpiazzi", ha risposto Bernie, a chi gli ha fatto notare che perdere Monza sarebbe davvero grave.

Nella stagione in corso rientrerà, dopo 23 anni di assenza, il Gran Premio del Messico (appuntamento fissato per il primo giorno di Novembre, esclusiva di Sky Sport F1 HD). Nel 2016 sarà la volta di Baku, capitale dell'Azerbaigian, per ospitare il redivivo Gran Premio d'Europa: un tracciato cittadino, un altro ambiente esotico, finanziato dalle risorse petrolifere azere, ma dal fascino tutto da scoprire. Per ora, tutto qui.
Bisogna ammettere che Ecclestone non guarda in faccia a nessuno. Anche alcuni circuiti, voluti dallo stesso boss per rinfrescare il calendario e rimpinguare il business, sono stati accantonati. L'India, così grigia di smog, si è dissolta nei gas di scarico di un'organizzazione rivedibile. Ancora peggio ha fatto la Corea. Il circuito di Yeongam era stato pensato come cittadino (muretti vicini, tante curve), ma senza avere una città intorno.
Non fosse bastato questo colpo di genio in partenza, l'organizzazione si era inventa la "Fire Car", nel mezzo di una gara, al posto della regolare Safety Car. Il povero Sebastian Vettel, dominatore di quel Gran Premio (era il 2013), si trovò a competere, ad un certo punto, con un SUV a lampeggianti accesi.  Imbarazzante.

Ogni tanto si favoleggia di un ritorno a Valencia, o a Jerez, ogni tanto si inventa un circuito in qualche capitale dal nome altisonante. Ma la verità è che l'unica via per mantenere accesa nei tifosi la passione per il motorsport è trovare il giusto bilanciamento tra l'innovazione delle tappe in calendario e la tradizione che dimora nel DNA stesso delle corse. Cara Monza ti vogliamo dentro, e a lungo.

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