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13 maggio 2015

Alonso e la Ferrari: se i numeri raccontano un'altra storia

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L'ANALISI . Dopo le dichiarazioni di Alonso ("Ferrari indietro come nel 2014" ), uno sguardo a come la Rossa andò l'anno scorso e a come sta andando oggi con Vettel e Raikkonen. Per scoprire che Fernando non ha tutte le ragioni...

di Carlo Vanzini
"Non è cambiato niente". Alonso resta attaccato con forza alla difesa delle proprie decisioni. Il campione spagnolo ha sottolineato come i 45 secondi di ritardo di Vettel a Barcellona rappresentino lo stesso distacco che aveva la Ferrari un anno fa e che, di conseguenza, non è cambiato niente. Di fatto secondo Alonso rimanere in Ferrari sarebbe stato uguale ad arrivare sempre e comunque dietro.



La scelta di una nuova sfida sarebbe dunque quella giusta. Non fermandoci alle dichiarazioni di Alonso, ma affidandoci ai numeri, scopriamo che in realtà, un anno fa, in Spagna, Fernando finì a quasi 90 secondi dalla Mercedes di Hamilton che vinse. Un distacco doppio rispetto a quello che la Ferrari ha incamerato al Montmelò. Per non parlare di Raikkonen che finì addirittura doppiato. Di mezzo ci sono 5 podi per la rossa, di cui uno sul gradino più alto, contro i due conquistati in tutto il 2014. Per superare gli 80 punti attuali di Vettel, Alonso ha avuto bisogno di 9 gare lo scorso anno.

Tutto questo per dire che sarà pure vero che la Red Bull è sparita, vero che la Williams – che inizia a svegliarsi pian piano -fa meno paura che nel 2014; è vero pure che la Mercedes è sempre davanti, ma è altrettanto vero che la rossa ha fatto certamente un balzo in avanti, un doppio carpiato con avvitamento e in pochi mesi. Non basterà forse per vincere il Mondiale, ma per gettare solide basi di rinascita questo si!

Non dimentichiamo che, proprio come l'anno scorso, Barcellona è la pista peggiore per chi non ha la macchina migliore. Ricciardo, terzo, finì a 49 secondi da Hamilton. Alonso non ha mai avuto stima di Vettel, ma con le sue dichiarazioni, in qualche modo, ci sta anche dicendo che rimanendo in Ferrari neppure lui avrebbe fatto meglio. Ecco, questo non lo sapremo mai, ma siamo convinti che Nando nella sua testa lo pensi. Ripensa a Cina e Bahrain dove magari sarebbe stato davanti a Rosberg e non avrebbe commesso errori.

Del resto è molto umano e molto comprensibile difendere le proprie scelte, perché sia più morbido accettare ciò che il destino ti riserva dopo averle fatte o subite. "Non sei mai contento se non sei primo", disse Alonso alla fine di una gara dell'anno passato. Il concetto in fondo è simile, ma le soddisfazioni adesso sarebbero state ben maggiori anche perché i fatti dicono che, per per inseguire quel credo e continuare ad assaggiare il podio, non c’erano che un passaggio in Mercedes o una permanenza in Ferrari. Così non è stato, ma non c’è nessuna ragione per non auspicare il ritorno ai vertici di uno dei più grandi campioni della storia della F1, trovandoci magari a dargli quella ragione che ora fatichiamo a trovare.

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