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18 giugno 2015

Gp Austria, Stiria e ammira Zeltweg: un circuito leggendario

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Una storica immagine del circuito austriaco: Zeltweg era così nel 1970

LA STORIA . Il prossimo Gp (diretta Sky) si corre in un ex aeroporto militare adagiato tra le foreste alpine di una regione bucolica, che ne ha viste di tutti i colori. Da pista dura, veloce e "cattiva" a "corto” di 4.3 km (solo Montecarlo è più breve)

La storia del GP d’Austria è indissolubilmente legata, almeno per gli appassionati duri e puri della Formula 1, a Zeltweg, cittadina morbidamente adagiata sulle colline della Stiria, in un paesaggio a dir poco bucolico e fiabesco. Le prime gare in zona risalgono alla seconda metà degli anni '50 e vengono organizzate sfruttando intelligentemente il locale aeroporto militare ex Luftwaffe (gli inglesi erano stati buoni maestri, facendo scuola con Silverstone).

Il tracciato di Zeltweg era di una semplicità disarmante: una L composta da 4 rettilinei collegati tra loro da 4 curve velocissime. Tremiladuecento metri di puro bumping; l’asfalto era in condizioni tremende e massacrava le sospensioni.

Il primo GP con validità mondiale si corre nel ‘64 e registra il trionfo, unico di una sfortunata carriera, del talento di Lorenzo Bandini su Ferrari. Quel giorno si assiste anche al debutto di un ragazzo altrettanto sfortunato, ma anche terribilmente veloce: Jochen Rindt, tedesco di nascita, ma austriaco di adozione, che avrebbe vinto il titolo mondiale del '70 su Lotus. Un riconoscimento assegnato postumo, dopo la sua scomparsa avvenuta in settembre in ingresso Parabolica a Monza.

L’aerodromo militare non può però durare molto, troppo inadatto alle crescenti prestazioni delle Formula 1 che dal 1966 sono passate alla “formula 3 litri” con una evidente escalation di potenza. Gli organizzatori del GP d’Austria decidono quindi di realizzare un autodromo permanente a meno di un km di distanza dalla vecchia pseudo-pista e riescono a fare le cose per bene, molto bene. Danno vita infatti a un tracciato spettacolare, tecnicissimo, un susseguirsi di saliscendi ben raccordati sfruttando le splendide colline della zona, il tutto condito con curvoni da pelo. Per farla breve, negli anni ‘60 sui 5900 metri dell’Österreichring (cosi si chiama il nuovo tracciato) si gira a 200 e passa di media! Inaugurato nel ‘69 con la 1000 km degli sport prototipi, il primo GP di F1 viene organizzato nel ‘70, con un battesimo rosso grazie alla vittoria della Ferrari di Jacky Ickx nel tripudio di bandiere tricolori dei tanti tifosi italiani presenti.

Dopo poche edizioni del GP di F1 è presto chiaro che il circuito è ancora troppo cattivo, pericoloso e con misure di sicurezza, cosa normale in quegli anni, del tutto approssimative. In sintesi: vie di fuga zero. Come molto spesso succede nei motori, però, si interviene dopo. Dopo un lutto.

Nel warm up del GP del '75 la Vöst-Hügel, velocissima piega cieca a destra che segue il rettilineo di arrivo in salita, non lascia scampo a Marc Donohue, un ragazzo che sapeva andare fortissimo specialmente in America con i mostri da oltre 700 cv della Can-Am, ma che nulla ha potuto contro lo scoppio di un pneumatico che ha lasciato senza controllo la sua March portata in pista dal team Penske (Roger Penske è noto ancora oggi in Indycar e non solo). Per una curiosa combinazione del destino, il team Penske otterrà la sua unica vittoria in F1 proprio un Austria l’anno successivo alla morte di Donohue, con John Watson al volante.

La gara di quel giorno drammatico si corre comunque, nel pomeriggio sotto un diluvio torrenziale che da un lato livella le prestazioni delle vetture e dall’altro amplifica il coraggio e la pesantezza del piede destro. Dal diluvio emerge la March 751 arancione di Vittorio Brambilla. Il “Monza Gorilla”, come lo chiamavano gli inglesi, al 29esimo giro si vede con sorpresa sventolare davanti la bandiera a scacchi che anticipa la fine della battaglia, quando ormai ha già rifilato mezzo minuto a tutti; gente come Lauda – il padrone di casa – Peterson, Fittipaldi, Hunt sono tutti dietro.

Resta nella storia il testacoda appena dopo il traguardo di questa incredibile e unica vittoria del brianzolo, quando Vittorio in preda all’incontenibile gioia molla il volante e picchia il muso della 751 nel rail. Quel musetto ammaccato resterà appeso nella sua officina brianzola per sempre.

L’Österreichring si corre fino all’87, per 13 anni, ed è impossibile non ricordare l’edizione dell’82, anno drammatico per la Ferrari e per tutti con la scomparsa di Villenueve a Zolder, il terribile indicidente di Pironi a Hockenheim e in Canada il tragico rogo del povero Riccardo Paletti, troppo presto dimenticato. Un raggio di sole in quell’anno devastante arriva grazie a Elio De Angelis, che porta la sua nera Lotus-Cosworth sul gradino più alto del podio in un’edizione rocambolesca, vinta con un distacco di 5 centesimi sulla Williams di Rosberg padre. Nella riproposizione del Gran Premio sul canale SkySportFormula1HD, non si mancherà di notare l’ecatombe dei motori turbocompressi (da BMW a Renault) che via via lasceranno il campo ai vecchi V8 aspirati. Per la cronaca il giro più veloce in gara viene segnato da Piquet su Brabham BMW turbo in 1’33’’7, girando a oltre 228 km/h di media!

Sul finire degli anni ‘80 il circuito non regge più il passo con i tempi ed entra in un profondo letargo, almeno per la Formula 1, dal quale esce solo nel 1995 ritrovandosi radicalmente cambiato, ma non privato del tutto del fascino originario. L’intervento di riammodernamento, inevitabile, è dell’architetto (di Bernie Ecclestone) Hermann Tilke che utilizza al meglio i soldi della compagnia telefonica A1 cercando di conservare gli elementi più spettacolari del tracciato originario. Nasce così l’A1 Ring, che nel 1997 riaccoglie il GP di Formula 1 presentando sul gradino più alto del podio il futuro campione del mondo Jacques Villeneuve.

Ben altro atteggiamento il pubblico austriaco lo riserva invece alla Ferrari nel 2002, quando una vittoria certa di Barrichello viene mortificata e convertita dal muretto rosso che ordina un arrivo in parata con Schumi primo e la seconda guida in seconda posizione, peraltro platealmente occupata dal brasiliano sollevando il piede dal gas poco prima dell’arrivo.

Dopo l’edizione del 2003 cala nuovamente il silenzio sulle colline della Stiria. La Formula 1 moderna emigra verso impianti più adeguati, con meno problemi di accesso al circuito, parcheggi meno disastrati e box degni di tale nome… o forse il Circus si sposta solo verso i dollari di chi si può permettere un GP.

Anche questo secondo letargo dura 10 anni, ma questa volta il risveglio è dei migliori. La Red Bull di Dietrich Mateschitz acquista l’impianto e decide di farne un vero e proprio gioiello dotandolo delle strutture adatte a un autodromo super moderno e incidendo pure pesantemente (e positivamente) su tutta la zona, con investimenti in infrastrutture, ristrutturazioni di case, scuole. In sintesi, una manna dal cielo per la Stiria.

Il tracciato resta quello dell’A1 Ring, “un corto” di 4.3 km (solo Montecarlo lo precede) adagiato sui rilievi a 700 metri sul livello del mare in questo angolo bucolico dell’Austria. Anche Mateschitz trova però una forte opposizione ambientalista che gli impedisce il recupero del vecchio e glorioso tracciato nei termini in cui lo avrebbe voluto.

La prima edizione by Red Bull del 2014 ha visto numerose sorprese sin dalle qualifiche con la pole position di Massa su Williams, unica pole stagionale non Mercedes. La vittoria è andata a Rosberg alle cui spalle hanno chiuso il compagno di squadra Hamilton in grande rimonta e Bottas su Williams. Ferrari quinta e decima con Alonso e Raikkonen, ma pronte al riscatto quest’anno così come Sebastian Vettel, ritiratosi per un problema alla Power Unit della sua Red Bull nel 2014. Un’ultima annotazione, record sul giro in 1:08:337, alla media di 227,526 km/h di Michael Schumacher su Ferrari F2003GA. Forza Schumi e Forza Jules anche in questo GP d’Austria 2015.

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