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19 luglio 2015

Da Ayrton a Jules: giovani, sognatori e combattenti

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Dopo nove mesi di agonia Bianchi si è arreso al suo tragico destino: a 21 anni dalla scomparsa di Senna la F1 piange un altro pilota, un altro eroe dei motori che sembrava invincibile

di Mara Sangiorgio
La morte per la maggior parte di loro era solo un fantasma lontano. Giovani, sognatori e con l'adrenalina della velocità nel sangue. Ora sono costretti a pensarci, con il sorriso di Jules ancora negli occhi. E la sua mancanza. Che da adesso diventa vera, definitiva.

Alcuni di loro ventun'anni fa non erano nemmeno nati. Altri, i più anziani, come Alonso, Button, Raikkonen, avevano poco più di dieci anni. Eppure sono cresciuti tutti con il mito di Ayrton Senna. L'ultimo a morire, a causa di un incidente in pista, ventun'anni fa. Era il primo maggio del 1994. E sole poche ore prima, sempre a Imola, a perdere la vita era stato Roland Ratzenberger. Un weekend stregato. Un weekend in cui la Formula 1 fece i conti con la morte due volte e dopo il quale i piloti e di riflesso i tifosi sono tornati - lentamente - a sentirsi di nuovo più sicuri. Quasi invincibili eroi.

Prima di Senna e Ratzenberger in 29 avevavo perso la vita durante un weekend di gara. Quindici solo tra il 1953 e il 1961. Otto sullo stesso tracciato, quello della 500 Miglia di Indianapolis. Nella memoria degli appassionati però ci sono due immagini soprattutto, perchè prima di Senna, nel 1982 un altro grande idolo aveva perso la vita facendo quello che più amava: Gilles Villeneuve, a Zolder, dopo un volo rimasto negli occhi di tutti per sempre.

E insieme a tanti grandi nomi bisogna ricordare anche il sorriso di Maria De Villota, che guidando quella stessa Marussia di Bianchi nel 2012 ha perso prima un occhio in un incidente durante un test, poi un anno dopo si è definitivamente arresa. Un po' come il corpo di Jules, dopo l'ennesima infezione. Sono stati tutti grandi sognatori. E combattenti. E anche per questo sarà impossibile dimenticare.

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