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26 agosto 2015

Addio a Ligier il duro: dalle microcar alle monoposto di F1

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Guy

IL RITRATTO. Domenica è scomparso all'età di 85 anni Le Patron, prima pilota poi costruttore dell'omonimo team: l'ultima vittoria nel 1996 a Monaco

di Stefano Valsecchi

 

In questi ultimi anni sarà certamente capitato a più di uno di imbattersi in qualche microcar con al volante un ragazzino non ancora in età da patente, che cerca di sgusciare nel traffico cittadino facendo leva sulla ridotte dimensioni del mezzo per compensare i pochi cavalli a disposizione (poco più di zero). A ben guardare è molto probabile che la macchinina sul cofano porti il logo Ligier.

Il marchio francese però rievoca negli appassionati di motorsport sicuramente qualcosa di più di una simpatica micro-car. C'è stato infatti un tempo in cui la Ligier si è distinta tra i protagonisti della Formula 1 e per vent'anni ha contribuito a rappresentare la Francia nella massima espressione dell'automobilismo da corsa.


La storia -
Guy Ligier, il fondatore, nasce 85 anni fa a Vichy. Carattere duro, supportato da un fisico massiccio grazie al canottaggio e al rugby praticato a livello nazionale in gioventù, Le Patron (come è soprannominato) non ha problemi a sedersi al tavolo dei boss della F1 tra Enzo Ferrari e Bernie Ecclestone. Come Ken Tyrrell e Frank Williams è un costruttore-padrone e le corse sono la sua vita.
Nell'abitacolo di una Formula 1 si era calato lui stesso. Per un paio di stagioni, infatti, aveva corso da privato con buoni risultati, fino a quel maledetto GP di Francia del '68, quando aveva visto bruciare l'amico di sempre Jo Schlesser tra i rottami in magnesio della pericolosissima Honda sperimentale. A Rouen quel giorno finisce la storia del pilota Guy Ligier, che da quel momento ha un altro obiettivo da perseguire ferocemente: creare una scuderia con monoposto integralmente progettate e realizzate in Francia, nel cui abitacolo far sedere piloti francesi. Ci riuscirà.


I risultati - L'esordio in Formula 1 è del '76 con Le Patron, che rimane saldamente al muretto box fino al 1992. Da lì in poi non sarà più la Ligier di Guy e il marchio si trascinerà stancamente fino alla definitiva uscita di scena nel '97, quando il professore Alain Prost diventerà costruttore con il suo nome, salvo pentirsene velocemente. Le vetture della scuderia transalpina, che riportano tutte nel nome le iniziali JS dell'amico scomparso, le ricordiamo dipinte nel caratteristico Bleu France con la sponsorizzazione del "tabaccaio" nazionale Gitanes ben in mostra.

Le monoposto, che si distinguono per le soluzioni tecniche all'avanguardia (grazie al genio mai troppo celebrato di Ducarouge), raggiungono il massimo della competitività tra il '77 e l'81 quando portano a casa 8 delle 9 vittorie conquistate in 325 GP corsi nell'arco di 21 anni. Al primo successo di Lafitte con la JS7 spinta dal V12 Matra nel '77 (prima vittoria di telaio e motore francesi in F1) fanno seguito le ottime prestazioni del '79,'80,'81 dove la scuderia si dimostra fiera avversaria rispettivamente di Ferrari, Williams e Brabham valorizzando il talento indiscusso di Depailler, Pironi, Tambay, oltre che del fedele Lafitte.

 

L'ultimo capitolo - L'ultima vittoria, che mancava da 15 anni, arriva a Montecarlo '96 grazie a Panis che approfitta di un GP a dir poco rocambolesco a causa della pioggia. Ma non è una vittoria di Guy, del Patron in quella scuderia è rimasto solo il cognome, non l'anima.

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