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25 ottobre 2015

Lewis e gli altri signori della F1: gente di un altro pianeta

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Lewis Hamilton, campione del mondo 2015 con la Mercedes (Foto Getty)

Fangio, Prost, Senna e Schumi tra i miti a cui il britannico, dopo il terzo titolo in carriera, si avvicina. Era il 2007 quando ha cominciato a scrivere la sua fantastica storia in questo sport 

di Carlo Vanzini

Anno 2049, Ecclestone sta organizzando il primo gran premio su Marte e si sta per assegnare il titolo numero 100 nella storia della F1.  Riaprendo il libro del secolo dei campioni ecco che agli abitanti delle prime colonie sul pianeta rosso, balzano agli occhi i primi decenni degli anni 2000, perché gli extraterrestri dei motori hanno popolato quell’era.

Hanno riscritto la storia della F1, ferma a miti come Fangio e i suoi 5 titoli, Prost con 4 e la leggenda Senna, con icone di anni ruggenti, come Jack Brabham, Jackie Stewart, Niki Lauda e Nelson Piquet a 3. Ecco Schumacher ne infila 5 con la Ferrari e arriva sette in totale, un marziano, ecco Alonso che stoppa la carriera di Shumacher, ma si ferma a 2, a volte lunatico nelle sue scelte chissà forse girando pagina nell’abo d’oro c’è un altro capitolo su di lui, ecco la stella di ghiaccio, one shot, iceman Raikkonen, ma ecco a un certo punto, qualcosa di diverso, proprio nell’anno di Raikkonen, 2007, qualcosa che in F1 non c’è mai stato. Un ragazzo nero, nato povero, cresciuto con la benzina in corpo e fin dal suo debutto pronto a fare impallidire tutti.

Manda fuori giri Alonso, ma non riesce nell’impresa di vincere il titolo al primo anno in F1, una beffa dalla quale si riprende beffando a sua volta Massa, un anno dopo. Solo Jacques Villenueve è stato così precoce con così pochi gran premi all’attivo, nel diventare re del mondo dei motori, il più giovane anche come età a farlo, prima dell’arrivo di un altro marziano, Vettel. Proprio per colpa di Vettel, ha dovuto stabilire un altro record per tornare numero 1 nei fatti, il tempo trascorso dal primo mondiale al secondo, 6 anni e 21 giorni, prima di festeggiare di nuovo senza fermarsi più, almeno fino alla pagina che racconta il 2015.

Nei capitoli precedenti c’è sempre traccia di lui, unico a vincere un gran premio in ogni stagione di F1, primo a vincere un gran premio con un motore ibrido, e leggendo bene quel libro di storia non è un caso che da quando ha lasciato la casa paterna, la Mclaren, a Woking non hanno più vinto. Hamilton come Tiger Woods nel golf le sorelle Williams nel tennis, campioni senza eguali, o quasi, nei loro sport come Hamilton, uguale a nessun altro, ma simile a tanti, come Hunt, nel godersi la bella vita, come Mansell, nel mettere su asfalto la rabbia in corpo, come Senna nel giro perfetto, in qualifica, ma soprattutto, sempre uguale a se stesso, come da bambino a tre volte campione del mondo, affamato, per far si che nel 2049 leggendo di lui tutti diranno lewis è stato davvero unico.
 

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