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26 novembre 2015

Al Mugello c'è Mick Schumacher. In pista con la Formula 4 della Prema

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Il figlio d'arte con la stessa passione del papà

Il figlio sedicenne del campione di Formula 1 torna in pista e lo fa al Mugello, dove il padre ha costruito molti dei suoi successi. Mick Schumacher ha svolto dei test con una vettura di Formula 4 del team italiano Prema ed è stato subito uno dei più veloci

Mick Schumacher, figlio del campione del mondo di Formula 1 vittima di un terribile incidente il 29 dicembre 2013 mentre sciava, ha girato in pista per due giorni all'autodromo del Mugello con una vettura di Formula 4 del team italiano Prema.  

 

I riscontri cronometrici sono subito stati positivi: nel primo giorno ha compiuto 67 giri, mentre nel secondo le tornate sono state addirittura 83, quasi la lunghezza di un gran premio e mezzo di Formula 1. A parlare poi è stato il cronometro che ha evidenziato continui miglioramenti su una pista sconosciuta fino ad ora per Mick Schumacher. Schumi junior, per niente intimorito dal circuito dove suo padre ha costruito gran parte dei suoi successi, ha ottenuto il secondo miglior tempo nella sessione di ieri mattina e il terzo in quella del pomeriggio, 1'46"498 il suo miglior crono, 126 millesimi più lento del miglior tempo di giornata.

  

Come già accaduto 15 giorni fa nei precedenti test di Monza, mercoledì alle prove era presente anche Luca Baldisserri, ex ingegnere di pista di Michael e attualmente responsabile del 'Ferrari Driver Academy', il programma di sviluppo e crescita di giovani promesse del Cavallino Rampante. "Per il momento ci fermiamo qui - ha commentato con soddisfazione la team manager della Prema, Grazia Troncon - Siamo stati molto felici di permettere a Mick di effettuare queste prove ma è ancora prematuro parlare di futuro. Il suo gruppo di lavoro deve ancora pianificare l'attività sportiva del 2016 e quindi al momento questi test sono da considerarsi un'iniziativa fine a se stessa". "Felice di averlo in squadra? - ha proseguito  - Per noi sarebbe un piacere, ma anche una responsabilità. E' innegabile che un cognome come il suo sia impegnativo da gestire ma siamo abituati a lavorare con i figli d'arte, basti pensare che abbiamo avuto in squadra anche Jaques Villeneuve quando era ai suoi esordi".

 

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