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20 luglio 2016

GP Italia: la politica parla, senza fatti è dramma

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L'EDITORIALE. Nella vicenda durissima per la riassegnazione del GP di Formula1 all’Italia dal 2017, si inserisce una battaglia nuova: Imola dichiara guerra a Monza. Eppure il GP è appeso alla politica italiana che proclama, ma non pianifica

di Guido Meda

Siamo abituati a dare per scontato che la gente che gestisce le faccende del nostro paese, la stessa con cui ce la prendiamo tutti i giorni, prima o poi in un modo o nell’altro queste faccende le sistemi pure. Così, forse ci siamo abituati a pensare che anche la storia del Gran Premio d’Italia della F1 – che al momento non si sa se avremo o no - prima o poi troverà una soluzione. Che autodromi, ACI ed Ecclestone si metteranno d’accordo. Il rischio che non si concluda proprio un bel niente in realtà è davvero concreto. E che peccato sarebbe nel paese del gruppo Fiat, della Ferrari, di Brembo e della Pirelli, che peraltro in questa vicenda non hanno avuto un ruolo? 


Imola ora è in opposizione a Monza. Nella corsa per l’assegnazione del GP, Imola, che ha aggiunto la sua candidatura al primo vacillare di Monza, ritiene che Monza potrebbe avere più vantaggi finanziari dall’Aci Nazionale e si è appellata al Tar del Lazio invocando trattamento paritario. Legittimo.


Senza tifare né per l’una né per l’altra parte, constatiamo però che nel tempo (è più di un anno che si discute!) è nata una nuova battaglia nella battaglia che non fa che rallentare ogni processo. Anche  presumendo da parte del Tar una reattività ragionevole, i mesi che passano si fanno pericolosi, perché Ecclestone va dritto, alza la posta e fa presto a sostituirci. Può piacere o no, ma anche lui esercita un diritto ed un potere di cui è legittimamente dotato.


Dove sta la complicazione? Ci sono organi piccoli, gli automobilclub locali e gli autodromi, che per cercare di trovare soluzioni e budget sono costretti a passare per la politica grande. La politica che da tempo proclama e promette. Ci si impegnano tutti? Va bene, lo sappiamo, ma servono gli accordi, i finanziamenti, i fatti quelli veri.  Non basta passare per salvatori della patria una volta al mese nei titoli dei giornali per poi magari sparire tutti il giorno in cui i titoli diranno che il GP in Italia non si fa più. Ecco, questo rischio, che sia Monza o sia Imola, ora c’è.  

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