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25 agosto 2016

GP del Belgio: una pista SPAziale

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Subito dopo il via, il tornante della Source porta le monoposto giù alla terribile compressione dell’Eau Rouge, sinistra/destra, in 240 metri il dislivello è di 24, come un palazzo di 7 piani! Questo è il biglietto da visita di SPA-Francorchamps, una pista vera, dura, velocissima. E’ la pista dei campioni.

E’ bello ogni anno ritornare a SPA, perché hai veramente l’impressione di essere in un posto speciale. Tra queste colline, dove si corre dagli anni Venti del Novecento, si è scritta la storia del motorsport, una leggenda viva, che si alimenta GP dopo GP, lungo questi sette chilometri di pista vera, per duri, dove si gira forte, fortissimo.
A SPA i piloti vogliono veramente correre per il piacere di farlo e sulla Ardenne la gente della Formula 1 fa di tutto per esserci, malgrado il meteo consigli quasi sempre di stare a casa. Quello che si corre a SPA-Francorchamps è un GP da guardare, sempre e comunque, che tu sia in tribuna o comodamente a casa. SPA è SPA insomma.

 

Il perché di tanta bellezza – Sono le Ardenne, colline boscose tra Belgio e Lussemburgo, tristemente famose per la Grande Guerra, ad aver fatto SPA così bella. La pista permanente di oggi sfrutta una parte dei 14km di quello che era un tracciato stradale nato collegando alcuni paesini. Francorchamps, Malmedy, Stavelot, nomi entrati nella leggenda delle corse. Sul “lungo” di SPA la Formula 1 ha corso dalla nascita e per vent’anni tra case, marciapiedi, alberi, muri, girando a medie incredibili (l’ultima volta Stewart su March a oltre 240!). Nel ’70 i piloti hanno detto “basta!”. Basta all’assurdità di rischiare la pelle senza aver la minima possibilità di uscire vivi al primo errore o guasto meccanico.

 

Com’è fatto. Le monoposto di F1 ritornano sulle Ardenne nell’83 dopo il lungo esilio passato tra Nivelles e Zolder che si è portata via nell’82 Gilles Villeneuve. I piloti degli anni ’80 trovano un tracciato accorciato a 7 chilometri (ancora molti), profondamente cambiato, ma non snaturato. Il primo tratto, velocissimo, va dalla partenza fino al rettilineo del Kemmel. Subito dopo il via, il tornante della Source (1) porta le vetture giù alla terribile compressione dell’Eau Rouge (2-3), una sinistra/destra che risale di colpo per piegare nuovamente nel Raidillon (4). In questo tratto, dove i G laterali fanno di tutto per sbatterti contro le barriere, Alex Zanardi e Jacques Villeneuve hanno rischiato la vita, mentre il povero Stefan Bellof l’ha persa. Il secondo tratto è il misto-veloce che va da Les Combes (5-6) a Stavelot passando per Malmedy (7), giù fino alla tremenda Pouhon (10-11), un curvone da oltre 260. Il terzo settore, nuovamente velocissimo, inizia a Stavelot (14-15), dove si entra a 250 e si esce a 270, poi Blanchimont (16-17), altro curvone da fare a tutta, in ottava marcia a oltre 300, quindi frenatona, chicane del bus-stop e arrivo. Cosa si può volere di più?

 

La pista dei campioni. Il re di SPA, che lo ha visto debuttare in F1 nel ‘91 con un settimo posto in griglia, è Michael Schumacher: 6 vittorie. Senna si è fermato a 5 mentre Clark a 4. I tre nomi dicono tutto: si tratta di fenomeni assoluti. Tra i piloti in attività si può affermare con certezza che SPA sia la pista di Kimi Raikkonen: 4 vittorie lo collocano tra i grandissimi e sulle Ardenne non si vince (e rivince) per caso. Arrivasse la quinta questa settimana, sarebbe leggenda.

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