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23 febbraio 2010

Bargnani: ma che brutta roba le scuse di Tiger Woods

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Tiger Woods ai tempi felici del suo matrimonio con la moglie Elin

La stella dei Toronto Raptors, che in America è di casa, è stato uno dei milioni di spettatori che hanno assistito al mea culpa del grande golfista: "Non penso dovesse giustificarsi in quel modo per ciò che ha fatto, assolutamente...". GUARDA LE GALLERY

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"Tiger Woods non doveva giustificarsi davanti a tutti per quello che ha fatto. E' stata una scena brutta". Venerdì scorso Andrea Bargnani, stella dei Toronto Raptors, è stato uno dei milioni di spettatori che hanno assistito al mea culpa di Tiger Woods in diretta tv.

Il numero 1 del golf mondiale, al centro di uno scandalo  legato a una serie di relazioni extraconiugali, ha chiesto pubblicamente scusa per la propria condotta. Woods, 34 anni, ha parlato per circa un quarto d'ora davanti a una platea di una trentina di persone. Il suo pentimento è stato un evento mediatico.

"Penso sia stata una scena brutta -dice Bargnani-. Non penso dovesse giustificarsi in quel modo per ciò che ha fatto, assolutamente. Vederlo lì, parlare davanti a tutti, non è stato affatto piacevole". "Io -dice il Mago- vivo qui da 4 anni e ho imparato a capire la mentalità. Non ho problemi di privacy, anche perché Toronto è una città molto tranquilla, e non ho mai  avuto questioni da affrontare in tal senso. Al di là di questo, non penso che Woods dovesse fare mea culpa davanti a tutti per una questione privata".

L'America, e il business che ruota attorno al fenomeno dei green, hanno richiesto la pubblica ammenda. "A volte  -dice Bargnani- si tende a dimenticare che questo, per certi aspetti,  è comunque un paese particolare, soprattutto se lo paragoniamo alle nostre abitudini". Nella NBA ha fatto scalpore il caso legato alla pericolosa bravata di due giocatori dei Washington Wizards. Gilbert Arenas e Javaris Crittenton sono stati sospesi a tempo indeterminato dalla Lega: negli spogliatoi hanno portato armi da fuoco. "Qui acquistare un'arma è una cosa normale. Si va in un negozio e si  sceglie: è quasi come comprare un qualsiasi prodotto. Poi, ovviamente, bisogna rispettare le regole. E chi sbaglia paga".

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