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15 marzo 2010

Cabrerizo, il velino che sognava la Serie A

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L'ex valletto di Domenica Cinque ha lasciato il mondo del calcio per dedicarsi allo spettacolo

L'INTERVISTA. "Sono il nuovo Eric Cantona: passo dal calcio al cinema". Dopo un passato da calciatore in Brasile con Zico, l'ex valletto di Domenica Cinque sta per esordire al cinema con Jerry Calà. GUARDA LA FOTOGALLERY

di Concetta Desando

"Raoul Bova? Se proprio volete fare un paragone allora fatelo con Eric Cantona. Lui mi sembra più vicino al mio personaggio". Non ha peli sulla lingua Bruno Cabrerizo, il "velino" d'Italia amato dal pubblico femminile che lo ha subito paragonato all'attore nostrano. Sguardo di ghiaccio, fisico mozzafiato, il bellone brasiliano è apparso sulle scene dello spettacolo come valletto al fianco di Barbara D'Urso a Domenica Cinque per continuare, poi, nella conduzione di Salsa Rosa su Sky e sfondare al cinema nel nuovo film di Jerry Calà.

Non tutti sanno, però, che il bel Bruno ha un passato da sportivo e che è arrivato in Italia con un sogno: calciare il pallone con una maglia della serie A. Dopo otto anni di calcio brasiliano alla sequela di Zico, Bruno ha giocato con l'Alessandria in C1. Poi, però, qualcosa è andata in modo diverso...

Ricapitoliamo: bello, sportivo, valletto e ora attore. L'accostamento con Raoul Bova ci sta.
"Tutti mi considerano il nuovo Raoul Bova proprio perché abbiamo questi tratti in comune. Io non amo i paragoni, però se penso alla mia storia la considero simile a quella di Eric Cantona, il calciatore idolo del Manchester United che si è dedicato al cinema dopo il ritiro dall'attività agonistica".

La tua storia però è un po' diversa.
"Sì, ma le strade percorse sono le stesse. La mia storia sportiva è inziata nel '94, quando ho comiciato a giocare a calcio in Brasile. Fino a poco tempo fa il pallone era la mia vita: sono stato allenato da Zico, con lui ho giocato in serie B e sono andato anche in Giappone. Poi, sono venuto in Italia per migliorare e fare carriera. Ho giocato con l'Alessandria fino a due anni fa e all'improvviso mi è capitata una cosa inaspettata: si sono aperte le porte dello spettacolo e ho cambiato strada".

Un ripiego alla mancata maglia di serie A?
"No, non è stato esattamente un ripiego. A 28 anni ero cosciente che una carriera di un certo tipo nel mondo del pallone sarebbe stata difficile. Così mi hanno fatto una proposta interessante e ho accettato".

L'Italia premia più la bellezza che la bravura?
"No, entrambe le cose possono convivere. Anche nel mio mestiere il solo aspetto fisico non basta, bisogna impegnarsi".

Ma il mondo del pallone è più complicato di quello dello spettacolo?
"Tutti gli ambienti ad alti livelli possono essere complicati, ma nel pallone il mio problema principale era l'età. Però non ho abbandonato completamente il mondo dello sport: gioco ancora a calcio ma nel Milano Beach Soccer. Ho scoperto questa squadra grazie ad un amico: un giorno sono andato con lui agli allenamenti, ho fatto qualche passaggio e mi hanno chiesto di restare".

E che differenze ci sono con il calcio a 11?
"Nel beach soccer a trent'anni sono ancora un ragazzino! Scherzi a parte, la resistenza sulla sabbia è diversa rispetto a quella sul campo. Quindi sono diversi gli allenamenti tecnici, oltre alle regole. Il beach soccer mi piace molto: per me è stata una salvezza perché posso giocare senza abbandonare il mondo dello spettacolo. E soprattutto significa non dare un taglio netto al passato".

Rimpianti?
"No, sono consapevole della scelta che ho fatto e il mio attuale lavoro mi piace. Però se mi guardo indietro ho un po' di nostalgia".

Che ricordo hai dell'allenatore Zico?
"E' il mio idolo, per me il più grande giocatore di tutti i tempi. Anche Pelé ha detto che l'unico brasiliano che gli si è avvicinato nello stile di gioco è stato Zico. Gli devo tanto sul piano professionale ma anche su quello umano: io non ho conosciuto solo il personaggio Zico ma anche l'amico. Lui era il tipo di allenatore che giocava con i suoi ragazzi anche solo per il gusto di dare due calci al pallone, solo per divertimento".

Come ha reagito alla tua decisione di lasciare la carriera calcistica?
"Sul fattore età non c'erano molti commenti da fare. Invece è stata molto divertente la reazione della mia famiglia: nessuno poteva credere a questo cambiamento dopo avermi visto crescere col pallone ai piedi. Mia mamma è scoppiata a ridere quando lo ha saputo e ha pensato che potesse avermi influenzato mia nonna, anche lei attrice. Mio padre, invece, incredulo, mi ha detto: però, sei anche bravo!"
 
Lo hai visto da dentro e ora lo vedi da fuori, cosa pensi del calcio italiano?
"L'Italia è sicuramente uno dei Paesi più ambiti per giocare a pallone, insieme a Spagna e Inghilterra. C'è solo un problema: il mercato con cifre da capogiro, fuori dalla normalità. In questo modo il calcio non è più solo sport e basta, diventa un business. Io sono d'accordo con ciò che ha detto Fabio Capello qualche giorno fa: i giocatori guadagnano troppo e troppo in fretta. E in questo modo si rischia di perdere di vista il senso dello sport".

Il calciatore italiano che ammiri di più?
"Baggio, perché ha sbagliato il rigore contro il Brasile nel '94! Scherzo, ovviamente. C'è un calciatore che ammiro in modo particolare: Daniele De Rossi, il centrocampista della Roma. Gioca benissimo e credo che nel suo ruolo sia fantastico".

Alle ragazze italiane piacciono di più i calciatori o gli attori?
"Credo i calciatori; allo stadio le ragazze impazziscono! Questa, però, è una storia che deve interessare i single, io sono fidanzato. E lei è anche gelosa. Quindi, su questi argomenti, no comment!".

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