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19 aprile 2010

Menaye: io, compagna di Muntari, vi racconto il vero Sulley

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Menaye Donkor con il compagno Sulley Muntari (foto Paolo Baglioni)

L'INTERVISTA. Alla scoperta di Menaye Donkor, l'ex Miss Ghana da cinque anni legata al centrocampista dell'Inter: "Prima di conoscere Sulley non capivo niente di calcio. Ora invece vado spesso allo stadio". GUARDA LA FOTOGALLERY

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di Giulia Fossati

Ghanese d’origine, ma cresciuta in Canada, fisico da modella, determinata e brillante, da cinque anni legata al centrocampista dell’Inter Sulley Muntari, con cui attualmente vive a Milano. E’ Menaye Donkor, nata a Toronto nel 1981 ed eletta Miss Universe Ghana nel 2004. Laureata in marketing a pieni voti, Menaye è impegnata da anni in progetti di beneficenza a favore dei bambini del Ghana. Sogna di dar vita a una società che si occupi di formare e sostenere giovani imprenditrici, ma anche di provare a lavorare nel mondo televisivo, magari come attrice.

Raccontaci un po’ di te e dei tuoi impegni nel sociale. Come vanno l’associazione “Menaye Charity Org” e la scuola che hai fondato?

"Mi occupo quasi a pieno ritmo della mia organizzazione, la Menaye Charity Org, grazie alla quale raccolgo fondi per portare avanti il progetto hospital, un ospedale dedicato ai bambini affetti da HIV. Era necessario fare qualcosa in una realtà, come quella africana, dove la mortalità dovuta all’AIDS è davvero alta. Inoltre, a inizi anni ’90, mio papà ha fondato una scuola, la Menaye International School (Menaye era il nome di mia nonna), che ora gestisco io. L’obiettivo è quello di fornire un’istruzione a quanti più bambini possibile in una scuola confortevole. Purtroppo mantenere queste due strutture costa molto. Quasi tutti i ricavi del mio lavoro vengono destinati alla mia associazione e a breve organizzerò a Milano una serata di beneficenza per la raccolta fondi. Infine, da qualche mese, sono stata scelta da Pangea come testimonial per il loro progetto a sostegno delle donne vittime di violenza".

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

"Ho alcuni progetti di cui preferisco, per scaramanzia, non parlare… sono in Italia da un anno e mezzo e da qualche mese faccio parte dell’agenzia Talents Factory. Con loro so che potrò realizzare il mio sogno: diventare attrice!".

Che rapporto hai col mondo del calcio?

"Ad essere sincera, prima di conoscere Sulley non mi interessavo al calcio. Fino a 5 anni fa non sapevo neanche che il Ghana avesse una squadra di calcio! Ma poi tutto è cambiato… ho iniziato a interessarmi a questo sport e ora lo adoro. Finalmente ora posso parlare con Sulley di calcio".

Sei una sportiva?

"Ogni tanto vado in palestra… ma mai più di 2/3 volte a settimana, se non in casi particolari… sono un po’ pigra".

Quanto tempo impieghi per mantenerti in forma e così bella?

"Molto poco. Palestra regolare e poco trucco. La mia pelle è molto sensibile, quindi uso solo prodotti naturali e in piccole dosi. Mi piace essere sempre naturale e mai eccessiva".

Cos’è per te la bellezza?

"Io penso che la bellezza sia qualcosa che va oltre l’aspetto fisico: a rendere bella una persona è il suo insieme, è il suo essere, con se stessa e con gli altri. Ritengo inoltre che per essere belli sia importante avere fiducia in se stessi. Più fiducia e sicurezza si ha, più gli altri ci percepiscono attraenti".

Ti piace fare shopping?

"Sfortunatamente si! Non sono una maniaca dello shopping, non vado tutti i giorni per negozi, ma quando lo faccio… è un delirio! Solitamente però faccio shopping solo quando ho realmente bisogno di qualcosa, ma odio provarmi i vestiti".

Com’è stare accanto a un calciatore come Muntari? Che carattere ha?

"Tutti mi chiedono: ma come fai a stare accanto ad un ragazzo così irruento? Io rido, perché penso a Sulley a casa: è così calmo e tranquillo… E’ un ragazzo semplice, con un grande cuore, e poi è così dolce... Può sembrare molto aggressivo e duro, ma in realtà Sulley si appassiona molto a quello che fa e dà il 100% per vincere, ecco perché quando gioca appare molto combattivo, ma nella vita privata non è così".

La prima volta che Muntari ti ha dedicato il gol con il cuore te lo aspettavi o è stata una sorpresa?

"Un giorno eravamo in Inghilterra e Sulley mi ha detto: la prossima volta che faccio gol, ti dedico un segno. Quando mi ha dedicato quel cuore dopo il gol, io sapevo che era per me. È stato molto carino, mi sono così emozionata! Anche mia mamma, dal Ghana ha visto il cuore e mi ha subito chiamato per chiedermi se fosse per me. Sulley è un uomo fantastico, cerca sempre di rendermi felice… e ci riesce".

Come ti trovi a Milano? Ti piace vivere qui?
"La vita a Milano è meravigliosa! Amo questa città e la gente. Il cibo è eccellente e il vino buonissimo. E poi per me è un po’ come essere a casa… mi sento a mio agio qui, perché tutto sommato l’Italia assomiglia all’Africa, qui, come là, è molto forte il legame con la tradizione e con la famiglia".

Sono stati tanti i casi di razzismo denunciati da calciatori. Cosa ne pensi? Tu e Sulley siete mai stati vittime di razzismo?

"Non posso parlare per esperienza personale, perché io non ne sono mai stata vittima. Comunque è difficile credere che al giorno d’oggi esista ancora il razzismo, è terribile pensare che la gente possa essere così crudele".

Come sei arrivata alla partecipazione del concorso di Miss Ghana?

"Non è una cosa che ho cercato. Frequentavo Marketing presso la York University di Toronto ma pensavo già che non avrei voluto fare un lavoro con i classici orari d’ufficio, pensavo fosse noioso. Un giorno sono andata a trovare mia sorella in Virginia e lì ho conosciuto una sua amica che mi ha consigliato di partecipare al concorso di Miss Ghana. E io ho pensato: perché no?. Sono partita e… ho vinto! La vittoria mi ha dato fiducia, mi ha fatto capire che per avere successo ed essere considerate belle non è necessario essere tutte rifatte e omologate a una bellezza standardizzata".

Com’è cambiata la tua vita dopo la vittoria?

"La gente mi riconosce per strada e vengo invitata a diverse serate, scelta come testimonial per molte iniziative. Dopo il successo mi sono detta: se la gente mi ascolta, perché non sfruttare questa situazione per fare qualcosa di buono?. E allora ho iniziato a occuparmi di progetti di solidarietà. Arrivo da una famiglia che si è sempre dedicata a fare del bene, quindi credo che per me sia una cosa normale aiutare chi è meno fortunato di me".

Raccontami qualcosa della tua famiglia…

"Amo la mia famiglia. Ho avuto una bellissima infanzia grazie ai miei genitori, che stanno insieme da ormai 30 anni… e si amano ancora. È una famiglia molto unita: se qualcuno ha un problema, è un problema di tutti, ci si aiuta sempre a vicenda. Con me sono tutti molto protettivi perché sono la più piccola dopo 4 fratelli maschi".

Quali sono i tuoi sogni e le tue ambizioni per il futuro?
"Credo che i miei sogni siano quelli di tutte le donne: sposarsi e avere figli. Fino a qualche anno fa, quando mi parlavano del matrimonio, non volevo nemmeno pensarci. Ora però ho cambiato idea… ho conosciuto Sulley e sono diventata una donna. Tutte le donne sognano il matrimonio da sogno e dei figli. Credo che arriverà anche il mio momento, ma ora credo di dovermi concentrare sul lavoro".

Come ti organizzi durante il giorno, in relazione ai tuoi doveri familiari?

"Chiamo la mia mamma tutti i giorni, più volte al giorno… è la mia migliore amica. Qui a Milano la mia famiglia è Sulley, quindi vivendo con lui seguo un po’ i suoi ritmi e i suoi impegni. Certo, lui si alza presto al mattino per allenarsi… io no, sono una dormigliona, ma poi la giornata è abbastanza intensa, tra commissioni, provini, scuola di italiano e recitazione, eventi. Quando posso lo seguo in trasferta o vado allo stadio per vederlo. Quando invece Sulley è a casa, ci piace stare insieme, tranquilli".

Usi Internet e i social network? Hai una pagina di Facebook?

"Si. Ritengo che siano le nuove frontiere di comunicazione del futuro. Ho un profilo su Facebook e su Hi5, che però non credo esista in Italia. E non vivo senza il mio Blackberry, tutto tempestato di perline colorate… ".

Qual è la parola che useresti per descriverti meglio.

"Una sola? Ci sarebbero tante parole, ma se devo sceglierne una… “determinata”. Non serve che spieghi il perché".

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