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21 maggio 2010

Enrico Lo Verso, lo strano sportivo che ha paura delle gare

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Enrico Lo Verso con la palla da basket. Ha praticato anche nuoto, giavellotto e scherma. Odia il calcio

L'INTERVISTA. L'attore siciliano svela la passione per lo sport, ma anche i suoi timori: "Sono passato dal nuoto al basket, dall'equitazione alla scherma. Ma non riesco a reggere la pressione dell'agonismo e l'ansia della vittoria". GUARDA LA FOTOGALLERY

di Concetta Desando

Ha iniziato col nuoto e ha continuato con l’equitazione, passando per il basket, la pallamano, il giavellotto e la scherma. Visto così, ci aspetteremmo dunque un campione plurimedagliato, che ha dedicato la vita allo sport. Enrico Lo Verso, invece, ha scelto i copioni, il cinema e il teatro. “Da ragazzo avevo grosse possibilità di riuscire nello sport – spiega l’attore dal tipico fascino meridionale – ma mi sono sempre fermato”. Perché se sul grande schermo Lo Verso interpreta ruoli da duro, sui campi da gioco ha una debolezza: “Non riesco a reggere la pressione dell’agonismo; non mi piacciono le gare. Era sempre la stessa storia in tutti gli sport: quando gli allenatori mi chiedevano di partecipare alle competizioni di alti livelli mi bloccavo. Quando giocavo a pallanuoto quattro giocatori della mia squadra sono finiti nel team del settebello; con l’equitazione ho smesso un anno prima di prendere il brevetto, quando sono passato alla pallamano tre dei miei compagni sono stati scelti per la nazionale: dovevo esserci anch’io”.

E invece? Che cosa è successo?
“Ho rifiutato. Finché lo sport era un gioco andava bene, ma la competizione è un’altra cosa. Ancora oggi non mi piacciono le sfide, odio competere con un’altra persona e dover vincere a tutti i costi. È un tipo di dovere che non mi piace.”

È questo il motivo per cui ha cambiato tutti questi sport?
“No, questa è un’altra storia. Da piccolo vivevo a Siracusa e la mia casa era proprio di fronte alla Città dello Sport, un centro sportivo enorme dove si poteva entrare gratuitamente e fare tutte le discipline. Era una meraviglia. Per decidere lo sport del giorno mi bastava affacciarmi alla finestra: dipendeva dal campo libero. Ecco perché sono passato da uno sport all’altro. Tranne il calcio.”

Perché?
“Lo considero l’attività più antisportiva d’Italia: i calciatori sono troppo concentrati su se stessi, c’è troppo business e mercato ma poco spirito. Io ammiro gli sportivi di altri sport.”

Cioè? Mi faccia un esempio.
“Gli sport minori come la pallanuoto e l’equitazione. Quelli di cui in Italia si parla poco perché non interessano o non fanno notizia. Per questo non leggo più le notizie di sport.”

Lo segue in tv?
“Macchè, non guardo la televisione da anni! Vivo senza tv.”

Si limita solo alla pratica, insomma.
“Sì, anche se col tempo le mie abitudini sportive sono cambiate. Adesso faccio scherma e yoga. Ma mi mancano molto gli sport di squadra.”

Sceglie sempre sport poco praticati.
“Alla scherma mi sono avvicinato per questioni di cinema: prima di girare Il destino di un guerriero, un film in cui interpretavo un soldato spagnolo, mi sono allenato per cinque mesi con un maestro di scherma bravissimo. Ho scoperto uno sport fantastico: la scherma storica ti obbliga a stabilire un rapporto diverso con il tuo corpo; non ci sono semplici passi ma movimenti ampi ed elastici collegati alla mente. È pensiero in movimento perché devi intuire e prevedere anche le azioni dell’avversario. Inoltre, richiede passione e determinazione, prima di vedere buoni risultati bisogna sottoporsi a un allenamento costante. Dopo il film il maestro mi ha regalato la sua spada e da allora non l’ho più abbandonata. E poi è una disciplina che mi aiuta anche nel mio lavoro perché sviluppa la concentrazione, per questo l’ho abbinata allo yoga. Un bel mix non crede? Tra l’altro da piccolo la spada era la mia passione.”

Sognava di diventare come D’Artagnan?
“No, come Zorro. Era il mio mito.”

Un mito attuale? Se le facessi i nomi di Aldo Montano, Valentina Vezzali e Margherita Granbassi?
“Sono tutti grandi professionisti, avrei difficoltà a scegliere il migliore.”

Qualcuno dice che la scherma è uno sport per fighettini. Lei lo è?

“Direi molto poco. Però buono a sapersi!”

È passato da uno sport all’altro, c’è qualcosa che vorrebbe provare in futuro?
“Il climbing: è uno sport che mi attira molto ma sono fisicamente inadatto. Dovrei provare prima a lavorare sul fisico e insistere. Ma sa che le dico? Guardiamo in faccia la realtà: vista l’età è più corretto dire che in futuro mi darò alle bocce!”.

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