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19 aprile 2011

Legrottaglie, il Milan e Dio: "La Bibbia è il mio Gps"

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Un primo piano intenso del devotissimo Nicola Legrottaglie (Getty)

Il difensore rossonero incontra i giovani milanesi per parlare della sua fede. Svela i retroscena della "chiamata" di Gesù e di quella più recente di Galliani. Poi una parabola moderna: "Uso il Vangelo come un navigatore, per non perdere mai la rotta"

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di Vanni Spinella
da Segrate (Milano)

Intercettazioni e pedinamenti, quelli con cui l’Inter tentava di tenere a bada lo sciupaveline Bobo Vieri, con lui non funzionerebbero. Non più. Se pedinate il nuovo Nicola Legrottaglie, al massimo, rischiate di trovarvi in un auditorium in provincia di Milano, e di “pizzicarlo” intento a parlare ai giovani di fede e sport. Questo è il massimo della trasgressione che conosce: tirar tardi la sera per quella che lui definisce “una bella chiacchierata tra amici”.

In un mondo di Balotelli rissosi, Ibrahimovic che insultano i guardalinee e Rooney che mandano a quel paese il mondo intero in diretta tv, Legrottaglie e gli altri “Atleti di Cristo” (tra cui Cavani, Kakà e Felipe Melo) vengono guardati come marziani. Mostrano magliette con messaggi d’amore, parlano di perdono, si fanno promotori di iniziative rivolte ai ragazzi. Non sembrano quasi calciatori.

"Ho vissuto, ho provato di tutto, mi sono divertito”, ripete Legrottaglie alla sua platea, nell’auditorium di Segrate. “Oggi però posso affermare con certezza che la scelta di incontrare Gesù sia stata la più saggia della mia vita, e che non tornerei mai indietro. Ho scoperto che lo scopo della vita non era quello che mi ero immaginato da ragazzo: essere famoso, diventare ricco, avere tutto. Credevo fosse un punto di arrivo, e invece dentro me c’era ancora un vuoto. L’ho colmato con Gesù”.

Autore di due libri sulla sua conversione, riceve tante lettere ogni giorno: “Alcune belle, altre meno. Mi criticano, mi prendono in giro: ma le battute mi scivolano addosso. Sono persone gonfie di rabbia, che non hanno ancora trovato quello che ho trovato io”.
E a chi gli chiede cosa sia per lui Gesù, risponde che “non è una religione, ma una relazione. Tra noi c’è dialogo: io gli chiedo come comportarmi quando non so che strada prendere, e lui mi risponde indicandomi la via. Come? Attraverso la Bibbia. La considero il mio Gps: quando mi sento perso, mi aiuta a ritrovare la strada giusta”.

Parabole dei tempi moderni, e tra una curiosità e l’altra, si svelano anche i retroscena “mistici” del suo trasferimento al Milan. “Hanno detto che ho un bravo procuratore. Tutte storie: fosse stato per lui sarei dovuto andare al Cesena, aveva già trovato l’accordo. Io però sentivo che Dio aveva in serbo per me un grande progetto: perché quando lui fa le cose, le fa in maniera grandiosa”.

Così un giorno Legrottaglie legge un passo dalla Bibbia in cui si parla di “una nuova strada che si sta aprendo nel deserto”, capisce che è un segnale e che deve avere pazienza. “E qualche giorno dopo, infatti, mi chiama Galliani”. Roba da far morire d’invidia anche i giocatori che hanno per procuratore Mino Raiola.

Il finale è tutto per i giovani. Si chiude cercando di convincere i bimbi in sala a non inseguire il sogno di diventare calciatori a tutti i costi. “Lascia perdere” – è la provocazione di Legrottaglie al piccolo Gabriele, 10 anni. “Chi te lo fa fare? Se poi ti convocano per i Mondiali, ti perdi anche le vacanze estive”. Gabriele ci pensa su un attimo, poi lo dribbla, secco: “Speriamo che li facciano in un posto caldo”. Doppio passo e via, meglio di Kakà.

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