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03 aprile 2014

MotoGP legend: Lawson, il pupillo di Ago che ha fatto poker

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Eddie Lawson festeggiato dal pubblico nel 1988 (Foto Getty)

Il californiano è stato un grande protagonista degli anni Ottanta con quattro titoli mondiali vinti nella classe regina, di cui tre in Yamaha sotto l'ala protettrice del grande Agostini . Non male per uno che ha cominciato sullo sterrato

di Claudio Barbieri

Quando si dice mangiare la polvere. Eddie Lawson ha letteralmente divorato quintali di terra e cenere prima di diventare uno dei miti della MotoGP. Il californiano, quattro volte iridato nella classe regina (1984, 1986, 1988 e 1989), ha infatti cominciato la sua trafila correndo sullo sterrato, sul quale si divertiva e vinceva, tanto da meritarsi l'appellativo di hot-shoe (letteralmente, scarpa calda). Riuscire a vincere così tanto è difficile, farlo in mezzo a una generazione di fenomeni lo è ancora di più. Calare il poker con seduta al tavolo gente come Roberts, Gardner e Spencer non è da tutti. Senza contare le giovani leve che stavano prendendo piede: Rainey, Schwantz e Doohan.



La guida di Ago - Lawson sbarca nel Mondiale 500 nel 1983 avendo già in bacheca quattro titoli americani, di cui due in Superbike. Approda alla Yamaha sotto la protezione del team manager più ingombrante, quel Giacomo Agostini detentore di ogni record. I due però vanno d'accordo e così Eddie impiega una sola stagione a conquistare il suo primo Mondiale. Si ripete nel 1986 e nel 1988, prima dell'addio alla Yamaha e l'approdo in Honda, dove cala il poker iridato.



Il sogno italiano - Nelle ultime due stagioni, Lawson crede al progetto della Cagiva e scrive una delle pagine più importanti della storia della Rossa di Varese, centrando il primo successo nel GP d'Ungheria del 1992. E' l'ultimo sussulto dell'americano, che si dedica (con scarso successo) alle quattro ruote della Champ Car. Termina la carriera con quattro Mondiali, 31 successi, 18 pole e78 podi, tutti nella classe regina. Senza dimenticare la 200 miglia di Daytona, la 8 Ore di Suzuka e le innumerevoli gare vinte sullo sterrato. Facendo mangiare la polvere agli avversari...

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