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07 aprile 2014

Colin, Nicky e tutti gli altri: il pilota è made in Usa

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Nicky Hayden, in pista a Austin, è stato nel 2006 l'ultimo campione del mondo statunitense nel Motomondiale (Getty)

Gli Stati Uniti che ospitano la seconda prova del Motomondiale a Austin presentano nel 2014 tre riders "di casa" sulla griglia. Nel passato gli States sono stati una vera "fucina" di campioni. Da Edwards a Roberts, storia a stelle e strisce della MotoGP

di Roberto Brambilla

Ne sono rimasti due, anzi tre. Domenica sera, nel GP delle Americhe sul circuito di Austin, i piloti “di casa” sulla griglia saranno una netta minoranza: i due veterani della MotoGP Colin Edwards e Nicky Hayden e Josh Herrin, pilota di Moto2 della Caterham Moto Racing Team, alla prima stagione in MotoGP. Una piccola pattuglia, soprattutto rispetto a quella che popolava il paddock tra gli anni Settanta e Novanta. Spericolati, sfortunati e campioni, ecco il Motomondiale visto dagli Usa.

Steve Baker, il primo – Lo sbarco degli statunitensi nel Motomondiale avviene a metà negli Anni Settanta. Un decennio prima c'erano arrivati i mezzi con l'Harley Davison che qualche anno più tardi sfruttando il reparto corse della Aermacchi diventa campione del mondo con l'azzurro Walter Villa nelle 250 tra il 1974 e '76 poi i piloti. Pat Hennen, Randy Cleek e soprattutto Steve Baker, da Bellingham, stato di Washington capace nel 1977 di diventare il primo campione del mondo Usa nel Motomondiale nella neonata classe 750, oltre a a raggiungere un secondo posto in 500 dietro la leggenda Barry Sheene.

1978-'93, un dominio a stelle e strisce – L'anno dopo il trionfo di Baker arriva anche il primo titolo nella classe regina. Lo conquista Kenny Roberts un ragazzo californiano di Modesto (la stessa città del mito del nuoto Mark Spitz) al primo anno da pilota ufficiale Yamaha. Sarà lui ad aprire un'era. Tra il 1978 e il 1993 in 500 solo gli azzurri Lucchinelli e Uncini oltre all'australiano Gardner riusciranno a spezzare il dominio Usa. Per il resto 13 titoli mondiali divisi tra nomi che hanno scritto la storia del motociclismo. L'enfant prodige Freddie Spencer, il pupillo di Agostini Eddie Lawson, l'uomo-dalle-mille-cadute Kevin Schantz (texano è lui tra gli ideatori del GP di Austin) e il fuoriclasse sfortunato Wayne Rainey. Senza dimenticare il coraggioso e un po' "matto" John Kocinski, sul tetto del mondo nelle 250 nel 1990, l'eterno piazzato Randy Mamola (zero mondiali ma due secondi posti iridati) e Gina Bovaird, prima donna nella classe regina.

Piloti Titoli mondiali
Steve Baker 1 in 750 (1983)
Kenny Roberts 3 in 500 (1978, 1979,1980)
Freddie Spencer 2 in 500 (1983, 1985), 1 in 250 (1985)
Eddie Lawson 4 in 500 (1984, 1986, 1988, 1989)
John Kocinski 1 in 250 (1990)
Kevin Schwantz 1 in 500 (1993)
Wayne Rainey 3 in 500 (1990, 1991,1992)
Kenny Roberts Jr 1 in 500 (2000)
Nicky Hayden 1 in MotoGp (2006)


Kentucky Kid, Texas Tornado e il nuovo millennio –
Dopo il titolo di Schwantz nel 1993, il dominio statunitense finisce. E per trovare un nuovo campione del mondo made in Usa bisogna attendere il 2000, con Kenny Roberts Jr, figlio del 3 volte campione, iridato in 500 con la Suzuki. Poi una serie di discreti piloti, con due eccezioni. Nicky Hayden, il ragazzo del Kentucky capace di battagliare con Valentino Rossi e soffiargli il titolo di MotoGP 2006 nelle 500 e Colin Edwards, il Texas Tornado due volte iridato in Superbike e dal 2003 nella classe regina. Loro , due veterani (Edwards è il più anziano del Motomondiale con i suoi 40 anni) a Austin ci saranno, insieme al 24enne californiano Josh Herrin, all'esordio. Cercando di cogliere una vittoria che manca dal 2011, con il successo ad Assen della Yamaha di Ben Spies.

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