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23 aprile 2014

Termas de Rio Hondo, il circuito che parla italiano

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Il circuito di Termas de Rio Hondo sarà per la prima volta sede del GP d'Argentina (Foto di Jarno Zaffelli)

La pista nel nord dell'Argentina che ospita nel prossimo week end per la prima volta una prova del Motomondiale è stata rimodernata da Jarno Zaffelli designer di Reggio Emilia. Che racconta le caratteristiche del tracciato e del suo lavoro

di Roberto Brambilla

Il futuro sta scritto nelle stelle diceva qualcuno. E anche nel nome. Soprattutto se ti chiami Jarno come il mito Saarinen e se di mestiere ristrutturi o progetti circuiti. Jarno Zaffelli, 38 anni, di Reggio Emilia è il progettista che ha (ri)disegnato l'autodromo di Termas de Rio Hondo, sede del GP d'Argentina in programma questo week end. Ecco come prende forma un circuito e come è nato quello vicino a Santiago del Estero.


Jarno, prima di parlare della “sua” creatura, come si diventa disegnatore di circuiti?

Innanzitutto non c'è una scuola. Generalmente i designer sono ex piloti e o professionisti. Come lo sono io. Ho studiato domotica e ingegneria meccanica e ho cominciato a interessarmi all'argomento nel 2000 per un progetto di circuito nella zona di Reggio Emilia (che è stato autorizzato a Verona ma mai costruito).

In quegli anni ho iniziato a studiare piste e autodromi di tutto il mondo. Girando nel paddock chiedevo informazioni e impressioni sui circuiti a piloti, team manager, anche grazie a un pass della Dorna, ( la società che organizza il Motomondiale n.d.r) avuto nel 2007. Nel 2008 ho fatto la prima consulenza e da quel momento ho lavorato con la mia azienda, Dromo Racetrack Design insieme ai miei collaboratori al rimordenamento e alla sistemazione di molti circuiti, tra cui per esempio quelli del Mugello e di Imola.

Come si crea materialmente un circuito?

Il mio approccio parte dall'analisi dei vincoli a cui sono sottoposto (budget, terreni, regole stabilite da FIM e parametri Dorna) e tenendo conto di queste “restrizioni” do forma al tracciato al computer aiutandomi con alcuni software. come per esempio DroCAS, da me ideato che attraverso lo studio delle cadute degli ultimi 10 anni mi assiste sotto il profilo della sicurezza, per esempio a disegnare vie di fuga e a studiare le posizione di barriere di protezione. E poi tanto lavoro al simulatore per correggere imprecisioni e migliorare il tracciato. Il principio che mi guida è quello di creare un circuito che sia challenging, cioè che metta alla prova i piloti e in cui chi guida si diverta.

E Termas de Rio Hondo.. come è nato?

E' iniziato tutto per caso. Avevo letto che la Dorna aveva firmato un contratto per il GP d'Argentina e ho scritto una mail all'autodromo spiegandogli quello che facevo e se avevano bisogno.. Dopo tre settimane mi ha risposto il promoter argentino, ci siamo parlati, ho fatto alcuni sopralluoghi e abbiamo iniziato a lavorarci ed eccoci qui.

Una ristrutturazione che è diventato un cambio radicale...

In pratica la nostra idea iniziale era quello di adeguare le curve 2-3-4 del vecchio circuito disegnato da Hector Farina, uno dei miti argentini dei campionati da turismo, agli standard necessari di sicurezza e di infrastrutture per la MotoGP, secondo le indicazioni del primo sopralluogo Dorna. Ma alla fine del layout e delle altre caratteristiche di quella pista sono rimaste in pratica la sequenza dalla 5 alla 8, in cui comunque è stato rifatto il drenaggio, i cordoli e l'asfalto.



Tante novità ma quali sono i punti chiave del tracciato?

Le zone in cui sarà più facile sorpassare sono le curve 2,5,7,9 e 12. La 2 è una curva che viene dopo un curvone lunghissimo e ha un banking variabile (cosa unica nel Motomondiale) e immette sulla 3, un turn negativo che ho pensato per limitare i piloti verso la lenta curva 5 (90 km/h in seconda marcia). Poi c'è la sequenza dalla 6 alla 8 che può essere fondamentale. La 6, la più veloce del Mondiale e in leggera discesa, si percorre a quasi 300 all'ora e ti butta nella coppia 7-8, dove puoi "chiudere" sul cordolo della curva 8 o andare in progressione. In fondo, prima del rettilineo finale ci sono le curve 12-13. Qui si può decidere il GP perchè il disegno e la pendenza non la rendono “normale”. Non c'è una traiettoria giusta, ma ogni volta a seconda delle condizioni di moto, gomme e avversario, si deve scegliere la migliore.

Un giro sul circuito con Jarno Zaffelli

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