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05 maggio 2014

Marc al comando: il mondiale nelle mani del pilota perfetto?

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Marc Marquez contro tutti: l'uomo da battere in MotoGP resta lui (Foto Getty)

Un mix di Roberts, Lorenzo, Stoner e Rossi: lo spagnolo, già in fuga dopo 4 gp , si presenta come il presente e soprattutto il futuro della MotoGP. Obiettivo dichiarato: battere tutti i record

di Lucio Rizzica

Al suo 100° Gp Marc Marquez ha fatto filotto. Come Mick Doohan, ma ventidue anni dopo l'australiano. Un'impresa d'altri tempi degna di John Surtees e Mike "The bike" Hailwood o di Giacomo Agostini. Quelli si che vincevano e si ripetevano. Ma era un altro motomondiale, erano altre corse, altre moto, altre realtà. E anche Mick Doohan in fondo è altro rispetto a questo motociclismo iperevoluto ed elettronico.

Da quando si è entrati nell'era della MotoGp mai nessuno aveva fatto come lui. Cento punti su cento conquistati, pole e giri veloci a ripetizione, sorpassi e controsorpassi, pieghe e traiettorie al limite della fisica, fughe aliene sulle piste di tutto il mondo, dove -tra una categoria e l’altra- ha sempre messo la firma. Ovunque. A Marc mancava solo Jerez de la Frontera. E' arrivata anche l'Andalusia. Una partenza impeccabile, un paio di giri per scrollarsi di dosso Valentino Rossi, Lorenzo e Pedrosa e poi altri venticinque per assaporare la brezza dell'Oceano Atlantico, distante appena una decina di chilometri dal circuito. Da quando è iniziata la stagione l’Ufo di Cervera ha condotto in testa per 66 giri. Lo scorso anno, quando a sorpresa vinse un mondiale da rookie, scappò via per 83 giri ma nel corso di tutto il campionato. Il che la dice lunga su come abbia iniziato il 2014 e quanto sia cresciuto.

Marquez sta scrivendo pagine nuove del motociclismo, non è solo il dopo Rossi ma è altro anche rispetto a Rossi. Valentino era il prototipo del pilota moderno, Marquez è il presente proiettato nel futuro. Quello che noi umani non avremmo mai immaginato di poter vedere, per dirla con Roy Batty di Blade Runner. Marc un anno fa aveva detto dei suoi avversari: "Non si arrendono mai, ho imparato molto guidando dietro di loro e con loro. Ho raccolto piccole cose e ho imparato ad usarle". Meglio, diciamo noi, le ha sintetizzate. Portando al limite non solo l’evoluzione della RC213V ma migliorando lo scivolamento del miglior Roberts, l’intuito del guascone Lorenzo, la frenata stabile e le corde strette care a Stoner, il talento puro e lucido di Valentino. Roy Batty avrebbe a questo punto detto: "L'uomo ha creato il suo doppio… ora è un problema suo!".

Perché Marc Marquez è uno che si adatta alle situazioni, anche se la sua moto esprime una potenza doppia rispetto a quella che aveva sotto il sedere fino a due stagioni fa. Ha imparato a guidarla e poi a domarla, ha vinto un mondiale e trovato nuove sicurezze, allenandosi a sporgersi di più oltre il profilo della carena, a mettere giù prima la saponetta, poi persino il gomito e manca poco anche la spalla, estremizzando ogni piega, ogni inclinazione. Marc però sa pure divertirsi, prendere la vita col sorriso e andare dritto sull'obiettivo ignorando critiche e chiacchiere. E in questo ci ricorda molto anche il Sic. E forse lo ricorda tanto anche a Valentino, che affiancato a Marquez ha ritrovato la voglia di vincere e tornare a lottare.

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