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04 ottobre 2014

L'ultimo giapponese: quando Tamada fece esplodere Motegi

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Champagne sul vincitore: 19 settembre 2004, ecco Makoto Tamada sul primo gradino del podio a Motegi (Getty)

Nel 2004 Makoto, alla guida della Honda, trionfò sulla pista di casa: fu l'unica vittoria nipponica in MotoGP sul circuito e resta l'ultima di un pilota del Sol Levante nella classe regina. Una vera e propria impresa

L'ultimo giapponese. Non il leggendario soldato Hiroo Onoda, ma più prosaicamente Makoto Tamada, perché qui si parla di Motomondiale e dell'ultima vittoria nipponica nella classe regina. 19 settembre 2004, il giorno di gloria dell'ultimo giapponese che è anche l'unico ad avere vinto a Motegi in MotoGP. Per essere chiari: una vera e propria impresa, a riviverla oggi, in una classe in cui i più forti lasciano agli altri solo le briciole.

Cannibali e specialisti. Per dire: fra il 2007 e il 2012 i soli Rossi, Stoner e Lorenzo si sono divisi tutti i 6 mondiali MotoGp (10 su 12 dal 2002 al 2013), vincendo 82 Gp su 96, ovvero ben l'85% delle gare. E se ai cannibali del Motomondiale aggiungiamo gli specialisti di una pista particolare come Motegi - Capirossi ha vinto per tre volte di fila dal 2005 al 2007 e Pedrosa invece vi ha trionfato due volte (2011 e 2012) dopo averlo fatto anche in 250 e 125 - ecco spiegato perché quel 19 settembre 2004 Tamada ha davvero compiuto un miracolo. Irripetuto.

Sol... calante. Peraltro la MotoGP - per questioni anche morfologiche - non è mai stata luogo di conquista nipponico, ma è anche vero che recentemente il movimento motociclistico giapponese non è riuscito a dare eredi competitivi degni di un Abe, un Tamada o un Kato, quest'ultimo peraltro uscito tragicamente di scena nel modo più drammatico, né all'orizzonte sembra esserci un talento capace di invertire la rotta. E, questo, nemmeno nelle classi inferiori, che pure hanno applaudito trionfi dagli occhi a mandorla ben più spesso rispetto alla MotoGP.

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