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17 ottobre 2014

Marc, talento e sorrisi: il vero profilo del campione

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Marc Marquez, campione del mondo della MotoGP 2014 (Foto Getty)

Forse non sarà il nuovo Rossi, ma con Marquez è nato sicuramente il Valentino di questa epoca così elettronica e così esagerata. La MotoGP ne aveva un disperato bisogno

di Lucio Rizzica

Ha impiegato cinque anni per mettere in bacheca quattro titoli mondiali in tre categorie diverse (125, Moto2 e due volte consecutive MotoGP). Se nel 2013 Marc Marquez aveva destato stupore per il successo da rookie, il 2014 ha fugato ogni dubbio: undici volte primo, con dieci successi consecutivi a inizio stagione, e una condotta di gara sempre al limite che gli ha permesso, appuntamento dopo appuntamento, di mettere fra sé e gli avversari un vantaggio diventato col passare del tempo incolmabile. Anche quando sono arrivati i passi falsi (Misano e Alcaniz), anche quando Pedrosa, Lorenzo, Rossi, Dovizioso sono diventati più performanti.

Il solco era oramai troppo ampio per porvi riparo. E la Honda e il Giappone  non solo hanno festeggiato in anticipo ma hanno potuto applaudire il loro samurai, venuto da lontano a celebrare il successo impugnando una katana dopo un cerimoniale ricco di tradizione e di fascino. Un secondo posto e due scivolate non lo hanno frenato. Ed è giunta la consacrazione un autentico fenomeno delle due ruote al quale il futuro promette trionfi e soddisfazioni, bisbigliando nelle orecchie degli addetti ai lavori che forse non sarà nato il nuovo Valentino ma è nato sicuramente il Rossi di questa epoca così elettronica e così esagerata.

Potremo dire solo fra molti anni se Marc avrà eguagliato il suo modello ispiratore, per ora l’atteggiamento guascone e spettacolare lo investe di una eredità pesantissima alla quale tuttavia lo spagnolo non si sottrae. Risultando persino più simpatico del campione di Tavullia anche nelle giornate storte. Marquez è una manna per una MotoGP che negli anni di appannamento di Rossi ha barcollato cercando di appoggiarsi ora ad Hayden ora a Stoner, ora a Lorenzo, in attesa del mai sbocciato Pedrosa. Ma che da due stagioni a questa parte ringrazia il cielo che Marquez sia nato e sia esploso.

Talento indiscutibile e indiscusso, il più giovane iridato della MotoGP, ultimo ritratto in ordine di tempo della grande galleria di campioni che le moto ci hanno regalato e che –dopo la scomparsa di Marco Simoncelli- ha restituito al circo il sorriso e il continuatore ideale dell'epopea del Dottore. Da prima ancora che Marquez approdasse in MotoGP, Valentino si era complimentato con lui per le sue condotte di gara, definendolo impressionante, incredibile, bravissimo e –di fatto- eleggendolo suo delfino. Come negare l’investitura a chi a 19 anni aveva vinto tanto quanto lui e che ora lo batte regolarmente in pista? E la storia di Marc Marquez è solo all’inizio. Come diceva Antoine Albalat, in fondo "avere del talento significa capire che si può fare di meglio…".

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