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21 gennaio 2015

Stoner, Biaggi e la moto perpetua che "resta dentro"

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Il nostro Guido Meda è convinto che entrambi, a dispetto dei fatti e della logica, siano ancora lontani dall’idea definitiva di metterci una pietra sopra. Casey collaudatore per la Honda Motogp, Max per l’Aprilia. Ora aspettiamo i loro tempi sul giro...

di Guido Meda
La moto rimane dentro. Casey Stoner e Max Biaggi hanno fatto scelte di vita radicali nel nome di famiglie con bisogno di padri, di una serenità domestica che mancava e preoccupava; eppure tornano, alla moto, come nell’anno tornano le stagioni.

Il ruolo di collaudatori - Stoner per la Honda Motogp, Biaggi per l’Aprilia - è un ripiego, un pretesto molto serio, il tappo messo ad un buco aperto da entrambi troppo presto. Nel caso di Stoner si trattò di interrompere una carriera che poteva essere ancora lunghissima per un pilota dal talento e dalla classe pressochè unici al mondo. Le pressioni mediatiche, il logorio di una vita al centro per un ragazzo che di fondo ama stare al margine, furono l’unico vero avversario imbattibile insieme ai fastidi generati da un Rossi per meriti e personalità sempre al centro della scena, da vincente come da perdente.

Per Biaggi il discorso è un po’ diverso. Gli anni avevano raggiunto i 40, la famiglia tendeva naturalmente a contenere gli egoisimi tipici di un pilota e la carriera era al top. In sostanza, il momento giusto per mollare. Stoner e Biaggi hanno lasciato fazioni e frotte di tifosi a bagno nella nostalgia e ancora convinti che con un po’ di allenamento potrebbero tornare a vincere, gare e mondiali.

I loro test (Biaggi è in pista in questi giorni in Portogallo con Aprilia, mentre Stoner girerà settimana prossima in Malesia) sono sempre fonte di speculazioni con tanto di caccia al tempo che poi le case di norma non comunicano. Come se in loro fosse necessario tener viva l’ipotesi che una gara prima o poi si potrebbe anche farla. E’ il contatto con la gioventù che passa e va. Una speranza tutta loro che, crediamo, resterà solo speranza. Perché, anche ammettendo che vadano forte nei test, l’abitudine al lavoro, alla velocità e alla distanza di gara ci mettono poco a far ruggine. Giusto Stoner e Biaggi, tra i mille che hanno smesso con la moto senza smettere del tutto, hanno in teoria la classe per poter convertire le illusioni in realtà.

Ora aspettiamo, come al solito, i tempi veri (se ce li comunicheranno), le leggende metropolitane e i fastidi dei loro colleghi che corrono per la luce che ricade inevitabilmente su due collaudatori così ingombranti. Certi che entrambi , a dispetto dei fatti e della logica, siano ancora lontani dall’idea definitiva di metterci una pietra sopra.

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